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Immobile: «Vorrei rimanere alla Lazio fino alla fine della mia carriera» VIDEO

Jessica Reatini

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Immobile, bella e interessante intervista al bomber della Lazio che si è raccontato a tutto tondo a Diletta Leotta

«Oggi vado a pescare e mi accompagna un pescatore molto speciale…», questa la frase con cui Diletta Leotta ha introdotto la bella intervista realizzata a Ciro Immobile. Il numero 17 sta vivendo un momento pazzesco e non ha intenzione di fermarsi. Qui l’intervista completa realizzata da Dazn.

«Ora che ho centrato l’obiettivo del figlio maschio voglio segnare tanti gol ed essere ricordato per sempre nella storia biancoceleste».

INZAGHI – «Deve stare sempre in movimento, non potrebbe passare il tempo in questo modo (pescando, ndr). Noi siamo cresciuti insieme, Simone è nato da poco come allenatore mentre io ho raggiunto la maturità calcistica con lui. Stiamo facendo un bel percorso insieme e questo aiuta. Ci siamo divertiti, potevamo fare di più l’anno in cui abbiamo perso la Champions League alll’ultima giornata con l’Inter. Lo scorso anno abbiamo vinto la Coppa Italia che è un traguardo importante. La Lazio deve lottare per andare in Champions, per una società così importante è un obbligo. Con il mister devi saperti comportare. Non bisogna mettere bocca in cose che non ti competono, il rispetto dei ruoli è importante. Fare l’allenatore è difficile, bisogna gestire 25 giocatori. Per Inzaghi è un compito delicato, io essendo uno dei senatori cerco di dare una mano anche nello spogliatoio. Ci sono momenti in cui capita di discutere, è normale in tutti i rapporti del mondo. Quando le persone si vogliono bene il litigio è forse anche più forte, perché è vero. Penso alla sostituzione di cui tanto si è parlato, ho avuto quella reazione perché volevo giocare. Ovviamente non è una scusa valida. Lui ci è rimasto male proprio per il rapporto che abbiamo. Però ha fortificato ancora di più il legame».

L’ESORDIO A PESCARA – «Quando ho iniziato ero molto giovane, giocavamo per vincere le partite e divertirci. Zeman per me è stato fondamentale, anche sotto l’aspetto tattico e tecnico. Lui mi diceva sempre: “Sei la rovina di questa squadra”. Si riferiva al modo di giocare, voleva che gli esterni tagliassero, che le mezzali si inserissero. Io facevo solo movimenti finalizzati al gol. Riuscivo magari a segnare anche due volte, poi entravo nello spogliatoio e lui mi diceva sempre che non andava bene. Pensate che sono stato titolare la prima volta a causa di una tuta arrotolata. Il mister era fissato per l’abbigliamento. Un mio compagno di squadra non giocò proprio perché aveva arrotolato la tuta che indossava. Andò in tribuna ed entrai io. Da quel momento ho iniziato a far gol e giocare».

JESSICA – «A Pescara ho conosciuto Jessica. Era quasi terminata la stagione, da quel momento non ci siamo più lasciati. Sapevo che potevo andare al Genoa, ma l’ho convinta a restare con me. Non mi piacciono i rapporti a distanza. Così lei si impegnò per finire gli studi e venne con me in Liguria. Dirlo al padre fu un dramma (ride, ndr). Ci siamo sposati prima del Mondiale, nel 2014. Siamo una coppia molto social, ma riusciamo a gestire pubblico e privato. Tutti i filmati carini che mettiamo si possono condividere con tutti, come quando gioco alla Play Station. Lei non mi rimprovera, io invece lo faccio quando mette troppi video in cui balla. Alla fine fa sempre quello che vuole lei!».

NAZIONALE – «Con il Gallo ho un bellissimo rapporto, è difficile avere un legame così nel mondo del calcio. Siamo stati anche in vacanza insieme alle Maldive. Chi sarà il prossimo centravanti dell’Italia? Stiamo facendo bene entrambi, si vedrà. C’è sana competizione, ed è giusto così. Aiuta a voler far bene a tutti i costi: la concorrenza può essere uno stimolo in più. Con Mancini mi trovo bene, i giornali e le tv dicevano il contrario. Lo scorso anno ero in difficoltà con la Lazio ed era inevitabile averli anche in Nazionale. Con l’Italia giochi poco, ti vedi 5 volte l’anno e devi conoscere bene anche il ct. Ora va tutto a gonfie vele, abbiamo raggiunto grandi risultati. Il percorso è stato netto, ho visto di nuovo tanta gente appassionata alla Nazionale. Una vera e propria rinascita».

LAZIO – «Questo è l’anno buono per lottare ed arrivare in Champions League. Stiamo facendo un bel percorso, poteva essere ottimo non perdendo qualche punto in giro. Questo è il nostro limite: se vuoi essere una grande squadra non puoi permetterti alcuni risultati».

KLOPP – «Fa sempre piacere parlare di lui, mi sarebbe piaciuto lavorarci nel mio momento migliore, che ovviamente non è stato quello di Dortmund. Lì avevo il 9, dovevo prendere il 17 forse (ride, ndr). Mia moglie è nata il 17, a Pescara indossavo il 17. Da quel momento mi sono innamorato del numero in questione. Sono napoletano, in realtà per scaramanzia non dovrebbe essere così. Però anche Mattia è nato il 17 agosto, abbiamo organizzato apposta (ride, ndr)».

RAZZISMO – «Dà molto fastidio che la Lazio spesso venga accostata questa immagine. Anche i tifosi biancocelesti hanno fatto gesti a favore della lotta contro il razzismo. È uno stereotipo, di cui si parla troppo. Se 10 tifosi della Lazio si comportano male andiamo a prendere quelli, non tutta la Curva Nord».

FUTURO – «Mi piacerebbe restare qui fino al termine della carriera. La città è bellissima e sto benissimo. Anche con la società il rapporto va alla grande, i tifosi mi amano. Quando trovi un certo equilibrio è difficile andare via. Ho chiesto l’aumento di stipendio a Lotito, ho cercato di convincerlo in tutti i modi (ride, ndr)».

Il tridente più forte in cui tu abbia mai giocato è questo?

«Questo è fortissimo, se ci metti Luis Alberto facciamo un bel poker».

Hai l’obiettivo di agguantare il record di Piola con la Lazio?

«Se riesco a raggiungerlo facciamo un’altra intervista».

Il tuo più grande pregio?

«Il mio più grande pregio è l’umiltà, il difetto è che sono veramente testardo».

Come ti vedi tra dieci anni?

«Mi vedo, spero, senza pancia e felice come adesso».

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