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La lettera di Immobile: «Non riesco più ad essere il Ciro di una volta! Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all’ultimo»

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Ciro Immobile ha detto addio al calcio giocato! Una decisione sofferta per l’ex Lazio. Il commovente messaggio sui social

Una decisione maturata dopo attente riflessioni quella presa da Ciro Immobile, che ha scelto di chiudere la propria carriera da calciatore professionista. L’ex attaccante della Lazio ha comunicato il ritiro attraverso una lunga lettera pubblicata sul proprio profilo Instagram, spiegando le ragioni che lo hanno portato a questa scelta. Un momento significativo per uno dei bomber più prolifici della storia biancoceleste, che lascia il calcio dopo anni ricchi di successi, record e soddisfazioni personali! Immobile ha voluto condividere con tifosi e appassionati le emozioni di un addio difficile, ma ritenuto necessario per il suo percorso.

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«E adesso, permettetemi di chiudere gli occhi un istante. Non voglio rimanere solo, ho semplicemente bisogno di mettere insieme i pensieri, e poi di trattenerli, proprio ora che diventano ricordi. Il momento è arrivato, il pallone si ferma qui. Appendere le scarpe al chiodo è un modo di dire che non mi piace, sembra triste e crudele. Io, i miei scarpini, li voglio appoggiare con delicatezza, su un cuscino molto morbido. Mi hanno accompagnato esattamente dove sognavo di arrivare. Torre Annunziata-Parigi è stato il mio viaggio perfetto, partendo da un pianeta e atterrando su un altro. Dai campetti sgarrupati sotto casa alla Tour Eiffel. In mezzo, una galassia speciale. Ho iniziato a giocare a 4 anni nel Torre Annunziata ’88, con la maglia numero 20, perché la 9 l’avevano rubata. Crescendo, ho sognato di diventare Del Piero, il mio idolo: alla Juventus ho esordito al suo posto, sia in serie A che in Champions League. Segnali, battiti, destino. La prima partita da professionista l’ho giocata con il Sorrento, nella Coppa Italia di C, il resto è una carrellata di brividi ed emozioni: Siena, Pescara, Grosseto, Genoa, Torino due volte, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC. Nuove esperienze, vecchie passioni, tante prime volte. E poi geografia, cuore. Soprattutto cuore. Con allenatori che mi hanno fatto un regalo eterno, un piccolo pezzettino di ciascuno di loro: Cioffi, Conte, Serena, Zeman, De Canio, Ventura, Klopp, Emery, Inzaghi, Sarri, van Bronckhorst, Italiano. Con Mancini sono diventato Campione d’Europa. Ho deciso di smettere perché lo dovevo a me stesso e ai miei tifosi. Non riesco più ad essere il Ciro di una volta, il 4 volte capocannoniere della serie A, il vincitore della Scarpa d’Oro: il fisico ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso. Accompagnato verso l’uscita dalle mie persone speciali. Da mia moglie Jessica. Dai miei figli Michela, Giorgia, Mattia, Andrea. Da papà Antonio e mamma Michela. Da mio fratello Luigi. Dai miei agenti Alessandro Moggi e Marco Sommella. Grazie a tutti. Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice. Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all’ultimo».

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