«Niente paura ci pensa il ‘Sergente’ mi han detto così…»

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L’analisi di Torino-Lazio, partita vinta dalla squadra di Simone Inzaghi per 0-1 grazie alla rete nella ripresa di Sergej Milinkovic

Quattro punti di vantaggio, tre partite al termine. Chiamasi vantaggio considerevole da gestire fino alla fine del campionato. Chiamasi allungo decisivo nella giornata più importante, quella dove l’Inter cade in due minuti, così come Immobile, costretto ad alzare bandiera bianca dopo averne giocati solo 14. Sembrava una serata stregata, quella in cui ti resta l’amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato. Il rigore fallito da Luis Alberto ne era l’emblema, ma a fargli compagnia il gol sbagliato da Murgia dopo pochi secondi, i miracoli di Sirigu, gli inserimenti a cui manca sempre qualcosa di Lucas Leiva. La paura era tanta, ma chi meglio di un bestione di quasi due metri può toglierla? Vola in cielo e acchiappa i sogni di un popolo intero in attesa di festeggiare un traguardo inseguito da dieci anni. Nella serata in cui Immobile alza bandiera bianca troppo presto e Luis Alberto esce dalla partita dopo aver sbagliato il rigore, tocca a lui salire in cattedra. Inizia centrocampista, prosegue trequartista, termina seconda punta. Un calciatore eccezionale, fantastico in tutto il suo essere. L’unico difetto resta la continuità di rendimento, ma per crescere c’è ancora tempo. Quel tempo che in tanti vorrebbero fermare per non vederlo andar via troppo presto.

GESTIONE –
Controllo della partita totale per la Lazio, vicina al vantaggio già dopo pochi minuti con Murgia. Partono subito forti i ragazzi di Inzaghi, bravi ad imbucare la difesa granata sin dall’inizio con passaggi rapidi e rasoterra, sui cui N’Koulou, Burdisso e Moretti, lenti e fisici, andavano spesso in difficoltà. I biancocelesti fino all’infortunio di Immobile mandano in tilt qualsiasi meccanismo difensivo del Torino che poi si riassesta con l’ingresso di una punta centrale e fisica come Caicedo. La squadra di Mazzarri ha già staccato la spina dal campionato e la Lazio ne approfitta come nell’occasione del rigore, dove Milinkovic resiste in velocità e nel duello fisico con N’Koulou, costretto a stenderlo. Nonostante l’errore dal dischetto, l’inerzia tecnica e psicologica della gara non cambia, con il pallino del gioco sempre in possesso della squadra di Inzaghi. Una volta trovato il vantaggio arrivano tante occasioni per il raddoppio, vanificate così come le chance precedenti all’incornata di Milinkovic. Il merito della Lazio però è quello di non scoprirsi e di sapersi difendere in maniera ordinata senza concedere occasioni al Torino. L’unica parata di Strakosha che si ricorda è quella su De Silvestri in avvio di gara. Senza Immobile nella partita decisiva, con Luis Alberto in chiaro o scuro e con Radu che si fa male dopo un allungo. Sembrava un drastico copione scritto da altri e che toccava recitare alla Lazio. Ancora una volta però questo gruppo fantastico è riuscito ad esaltarsi nelle difficoltà e a vincere anche contro le tante avversità. Perché in questa stagione non si è mai dovuto combattere contro un solo avversario…

SFORTUNA CIRO –
Le lacrime che fanno da contorno ad una stagione iniziata nello stesso modo. Il pianto in quel caso però era di gioia. Quel 13 agosto dopo la doppietta alla Juve e la rete di Murgia nessuno avrebbe immaginato che a quelle 2 gioie se ne sarebbero susseguite altre 39. Poteva essere il suo anno oltre che quello della Lazio, ma le troppe partite ravvicinate ad alto livello ora si sono fatte sentire. Ciro scatta, si stira e chiede il cambio. Il suo volto è quello di tutti i laziali che vedono sedersi in panchina il secondo bomber più prolifico d’Europa. Il sogno scarpa d’oro adesso s’allontana, non potrà più agguantarlo mentre in campionato ha ancora due reti di vantaggio su Icardi. Inoltre Immobile è ancora il capocannoniere dell’Europa League con 8 centri insiemi ad Aduriz. Concludere questa stagione senza nessun riconoscimento personale sarebbe ingiusto per lui, che attualmente ha  all’attivo 41 reti. Ha segnato in tutte le competizioni disputate, addirittura in Europa League non era mai partito titolare fino ai sedicesimi e da lì in poi ha timbrato il cartellino ben 6 volte. Un calciatore completo che a Roma ha trovato la sua perfetta dimensione. Questa stagione potrebbe essersi conclusa al 14’ di Torino-Lazio, ma ce ne saranno ancora tante da vivere insieme e da sfruttare per inseguire insieme nuovi sogni. Le lacrime di tutti, chi le mostra sul viso, chi nel cuore. Perché essere laziali è questo, soffrire anche nella gioia. In salute e in malattia, tutti i giorni della vita.

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