Lazio, ritmi più bassi e fiducia nei fedelissimi: ecco la ricetta d’Inzaghi per uscire dalla crisi

© foto www.imagephotoagency.it

L’analisi di Lazio-Parma, terminata 2-0 grazie alle reti di Ciro Immobile ed Adam Marusic

Spal e Cluj hanno portato ferite, riflessioni, ansie, ma soprattutto 0 punti e l’obbligo di non sbagliare più. Doveva esserci una reazione e c’è stata. Pronti, partenza, via ed è subito 1-0. I problemi c’erano prima e ci sono adesso, però con una vittoria si analizzano meglio. La serenità aumenta, le belle notizie tornano. Non sarà una rondine a far primavera, c’è bisogno di conferme e la Lazio ne dovrà dare ancora, prima di dichiararsi uscita da questo tunnel. Le due partite perse entrambe per 2-1, hanno destato un po’ di clamore, soprattutto per la portata dell’avversario, per questo vincere con il Parma era fondamentale. Tre punti che fanno vedere la classifica con tanto rammarico per l’occasione persa a Ferrara, ma allo stesso tempo con fiducia. Ora la Lazio è a 7 punti dopo 4 giornate, in coabitazione con Atalanta e Bologna, a -1 dalla Roma attualmente quarta. Non è stato ancora fatto niente. Il prossimo sarà un ostacolo difficilissimo da superare, ma servirà per testare le reali ambizioni della Lazio. A Milano contro l’Inter ci sarà il secondo big match della stagione e lì i soliti cali di concentrazione, non saranno ammessi.

RISPOSTE – La Lazio alla terza partita in sette giorni torna all’antico. 3-5-2 con tutti i migliori in campo, eccezion fatta per Lazzari. Inzaghi schiera tutti i suoi fedelissimi nel momento più difficile e ottiene risposte confortanti da tutti. Risponde alle critiche Strakosha, che salva il risultato nel primo tempo, mentre nella ripresa è apparso incerto in una sola occasione, quando tutto lo stadio lo chiamava all’uscita. Torna e lo fa con una prestazione eccellente Luiz Felipe, che ha annientato Gervinho, mai pericoloso. La nota più lieta però è rappresentata da Adam Marusic, uno dei più negativi lo scorso anno. Gol a parte il montenegrino è stato uno dei migliori in campo; attaccava e difendeva senza differenza. E’ tornato al top fisicamente, tanto da ricordare quello della prima stagione in Italia. Reazione alla sostituzione a parte, grande serata anche per Ciro Immobile, autore del gol che indirizza la partita e regala ossigeno prezioso alla Lazio. Lui e Correa davanti, con gli inserimenti di Luis Alberto e Milinkovic sono devastanti. Inzaghi deve gestire al meglio le energie dei suoi 4 tenori, andando incontro anche a qualche scelta difficile, vedi la sostituzione di Ciro. Gesti troppo plateali dell’attaccante, che complice l’adrenalina della gara, non riusciva a darsi pace. Brutto il siparietto con l’allenatore, ma naturale ed umano. Poi al triplice fischio è rientrato tutto come è giusto che sia. Questo episodio è emblematico e rende l’idea della settimana difficile vissuta da calciatori, staff e società. I nervi erano tesi e bastava un niente per farli saltare. Ancora una volta però, la Lazio ha risposto alle difficoltà con tre punti preziosissimi.

RITMO –
  Tre partite in sette giorni sono sinonimo di cambi obbligati. Inzaghi continua a non chiamarlo turnover: «Mi è stato detto che ho fatto turnover a Ferrara schierando Parolo e Caicedo, che per me sono due titolari». Come dargli torto? E aggiunge nel post partita: «Alle 19.30 qualcuno era già pronto a dire che Marusic non doveva giocare». In queste parole si percepisce l’ansia del momento che ha assalito anche Inzaghi, di solito rimasto impassibile a qualsiasi dichiarazioni esterna. Chiamarlo turnover o meno è solo un dilemma dialettale, fatto sta che i cambi in partite così ravvicinate sono obbligati e non voluti. Sicuramente a Milano ce ne saranno altri, dettati dal momento e dalla condizione di tutti gli effettivi della rosa. Proprio questa è stata la conseguenza dell’atteggiamento più calmo e meno aggressivo avuto ieri. Come ha spiegato Inzaghi, quando si ha una sola partita a settimana si possono spendere energie in modo diverso, andando a pressare la squadra avversaria a tutto campo. Quando invece bisogna recuperare le forze in poche ore, nella seconda o terza partita della settimana non si può attuare quel pressing aggressivo avuto nelle prime due giornate. Questa è la logica conseguenza di una squadra più attendista e ragionatrice, brava a leggere anche i momenti della partita in cui bisognava gestire e quelli in cui bisognava attaccare. Un bagliore di luce si intravede in fondo al tunnel, ora a Milano servirà dare continuità. La Lazio può, la Lazio deve.