L’ANALISI DEL GIORNO DOPO Lazio, è ora di trovare una soluzione ai problemi

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L’analisi di Inter-Lazio, terminata 1-0 per i padroni di casa grazie alla rete di testa di Danilo D’Ambrosio

Gioca bene e non conclude. Domina le avversarie, ma non vince. Ad ogni partita ti fa mangiare le mani per quello che poteva essere e non è stato. La Lazio è questa e non accenna a cambiare. A Milano l’ennesima partita in cui gli attaccanti si emozionano davanti la porta. Tanto gioco puntualmente dilapidato dentro l’area di rigore avversaria, invece in quella biancoceleste basta entrare una volta per trovare la rete. Se non si risolvono queste due costanti, difficilmente la Lazio riuscirà a trovare una continuità di risultati degna di una grande squadra. Non è semplice analizzare una gara in cui Correa fallisce 5 reti di cui almeno 3 clamorose. Adesso l’Inter sembra la massima espressione di solidità, che difficilmente lascia spazi e ne crea innumerevoli quando deve distendersi in contropiede. La partita ha detto altro. Ha detto che la Lazio se l’è giocata, mostrandosi anche superiore per larghi tratti. La differenza? L’hanno fatta le occasioni fallite da una parte  e quelle concretizzate dall’altra. Chiamasi cura dei dettagli. Senza questa accortezza nei particolari, lo stop decisivo non verrà mai compiuto. Continuerà di questo passo a restare sempre l’amaro in bocca per l’ennesima partita in cui la squadra meritava di più ed ha raccolto zero.

SPECULARE – Tante partite ravvicinate sono sinonimo di tanti cambi. Rispetto all’11 che ha battuto la Spal, Inzaghi inserisce Bastos per Radu, Jony per Lulic, Parolo per Leiva, Lazzari per Marusic, Caicedo per Immobile. Cinque calciatori di movimento cambiati. Due 3-5-2 a confronto che si affrontano tra loro. Il tecnico biancoceleste sceglie la fisicità di Caicedo, contro i tre lungagnoni dell’Inter. L’intuizione è giusta, infatti fino a quando il “panterone” resta in campo, è uno dei migliori. Svaria molto su tutto il fronte offensivo, liberando spazi preziosi a Correa. E’ un cioccolatino solo da scartare il piatto sinistro che manda il Tucu davanti ad Handanovic, puntualmente però sprecato dall’argentino. Quando l’argentino non spreca, trova invece pronti i riflessi del portiere sloveno, in una delle sue serate di grazia. La differenza in questo sistema tattico devono farla i due esterni e le due mezze ali, in questo la Lazio deve ancora lavorare parecchio. Luis Alberto e Milinkovic non riescono a trovare la giusta continuità. Lo spagnolo fino ad ora è stato forse il più positivo della rosa insieme a Parolo, ma il serbo continua la sua altalena di prestazioni. Anche ieri bene come tutta la squadra nel primo tempo, mentre nel secondo è calato alla distanza, tanto da convincere Inzaghi a sostituirlo. La cosa che meno è riuscita ieri alla Lazio è stata il coinvolgimento degli esterni:  a parte l’errore del gol in fase difensiva, Jony non ha mai inciso nella metà campo avversaria, nonostante i biancocelesti prediligessero la sua fascia di competenza. Diverso il discorso invece per Lazzari, troppo poco coinvolto. Questa è la logica conseguenza di un gioco per vie centrali, riuscito fino a quando in campo c’era Caicedo, bloccato e prevedibile invece con l’ingresso d’Immobile, che non riusciva a farsi spazio in mezzo ai 3. Si potrebbe discutere sulle sostituzioni d’Inzaghi, ma criticare le scelte del mister sta diventando un gioco troppo semplice, considerando che chi lascia anzitempo il campo, puntualmente sbaglia quella successiva, palesando una forma non ottimale. Tanto e male si è parlato dell’esclusione di Correa e Milinkovic a Ferrara, per poi scoprire che sono quelli più in difficoltà della squadra. Pensando che il problema sia negli uomini si continua a non centrare il problema.  Quando si crea e non si sfrutta, oppure si domina e si segna solo una rete per poi essere rimontati, il problema non sta nelle scelte, ma nella testa di tutti. Una mentalità che fino a quando non riuscirà ad essere cambiata sarà il più grosso freno a mano per questa Lazio.

CRESCITA – Fino a qualche tempo fa si pensava che attraverso queste partite si potesse crescere. Inzaghi lo ha ribadito più volte e ancora ci spera. Il risultato però è l’ennesimo copia incolla. La Lazio perde e non impara. La Lazio continua a prendere batoste che non ti fanno più essere soddisfatto della prestazione, se non accompagnata da punti. La Lazio vince solo quando stramerita e mai quando non merita, anzi il più delle volte perde anche dominando. Tutto questo deve avere una fine. Da tre anni lo spartito non cambia. Non si può più essere soddisfatti se si va in casa dell’Inter e si domina per un tempo sprecando l’impossibile. Le prestazioni non portano punti e i gol mangiati li tolgono. E’ bene che in parecchi se lo mettano in testa. E’ arrivata l’ora di trovare la soluzione ai problemi. Una volta per tutte.