
26 gennaio 2013. Da allora sono passati cinque mesi di articoli, approfondimenti, indiscrezioni, interviste, opinioni, conferme, smentite. Da quel giorno il mondo Lazio si sveglia ogni mattina con la domanda: “Ma Felipe Anderson?”. E ancora oggi, 25 giugno, ci chiediamo: ma Felipe Anderson? E’ diventato un tormentone capace da solo di monopolizzare ogni discorso di mercato relativo alla blindatissima società biancoceleste, che tendenzialmente fa uscire i nomi solo dopo averli presi (vedi Novaretti).
“La trattativa è nata il 7 gennaio”, svelò Tare. Che sottolineò: è un colpo in prospettiva, da prendere a gennaio per farlo ambientare qualche mese in Italia. Discorso che non varia ad oggi, a rigor di coerenza. Può una squadra affidarsi a un ragazzo che da mesi vede il campo col binocolo? A un classe 1993 che deve ancora dimostrare tutto in patria, figurarsi in Serie A? La conclusione è una sola: c’è troppa pressione mediatica attorno a Felipe Anderson, e il rischio che si bruci anche se la Lazio dovesse prenderlo è altissimo.
Non si può costruire una tale aspettativa attorno a lui. Gli farà esclusivamente male, ma ormai questa è la realtà. Se Felipe Anderson verrà alla Lazio, dovrà fronteggiare una situazione di molto ingigantita rispetto ai piani. Non è Hernanes, non arriva a 25 anni. Non ha vinto nulla. E’ l’equivalente di un nostro fresco ex Primavera. Attenti, laziali. Perché anche voi, con questa attesa spasmodica, potreste contribuire a fargli male. E a far male alla Lazio. Lasciamolo crescere. Lasciamolo arrivare.