Signori, parla l'avvocato: «Le lacrime di Beppe non le dimenticherò mai»
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Signori, parla l’avvocato: «Le lacrime di Beppe non le dimenticherò mai»

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L’avvocato di Beppe Signori, Patrizia Brandi, ha parlato sulle colonne di TuttoSport della vicenda legale che ha coinvolto l’ex Lazio

Una sentenza attesa per lungo tempo e che finalmente ha dato voce alla giustizia: Beppe Signori è stato assolto dalle accuse nel caso calcioscommesse. Sulle colonne di TuttoSport ha voluto parlare di questa vicenda e del suo assistito l’avvocato dell’ex calciatore della Lazio, la bolognese Patrizia Brandi. Ecco le sue dichiarazioni.

SULLA GIUSTIZIA SPORTIVA – «Una giustizia lenta è sempre e comunque ingiusta. La vicenda di Beppe dimostra che una sentenza che arriva dopo dieci anni dai fatti, non potrà mai fare davvero giustizia. Il problema vero e che deve essere risolto non sono gli errori dei pubblici ministeri o dei giudici, che si devono mettere in conto, perché non esiste attività umana che ne vada esente, il problema vero è la lentezza della giustizia, è questo che crea, di per sé, un danno grave e irrimediabile. Se l’errore del pubblico ministero o del giudice può essere corretto in un tempo ragionevole, allora all’errore c’è rimedio, ma non se l’errore verrà corretto dopo dieci anni. Il lungo tempo avrà già fatto i suoi irreversibili danni. Le sentenze di Modena e Piacenza parlano di articolo 530 1° comma, che tradotto per chi non frequenta i tribunali significa “Scusi, ci siamo sbagliati, lei con tutta questa storia non c’entra nulla”. Ricordo ancora l’espressione del giudice quando Signori, all’inizio del processo, dichiarò di rinunciare alla prescrizione, quasi incredula e consapevole di essere testimone di un qualcosa che si vede molto di rado nelle aule dei tribunali».

SULL’ASSOLUZIONE – «Purtroppo, essere innocenti non coincide sempre con essere assolti, perché non sempre la realtà storica coincide con quella processuale e l’innocente ha tutto da perdere: se tutto va nel verso giusto porta a casa solo ciò che gli spetta, ovvero l’assoluzione. Se uno non ha commesso niente di male, ma finisce suo malgrado coinvolto in una vicenda giudiziaria, dovrebbe poterne uscire il più in fretta possibile, anzi ha il diritto di uscirne il più presto possibile».

SU SIGNORI – «Quando il tuo cliente innocente viene assolto è sempre una grande gioia, ma l’emozione che mi ha dato lo sguardo di Beppe, dopo le sentenze che l’hanno assolto con formula piena, anzi pienissima, è andata oltre Quegli occhi e quelle lacrime resteranno stampati nella mia memoria e mi ripagano della fatica del grande lavoro fatto e di quegli 80 faldoni, con migliaia di pagine, che ho dovuto leggere e studiare. Io di calcio un po’ ne mastico, tra mio marito che giocò anche in Serie B e i miei figli che hanno messo su una squadretta capace di salire sino in Seconda Categoria e quindi quando conobbi Signori sapevo perfettamente chi mi trovavo di fronte. Tra l’altro ha giocato a lungo anche nel Bologna per il quale ovviamente faccio il tifo. Mi colpì di lui la sua grande semplicità e umanità e voglio aggiungere una cosa, che magari non è il massimo per l’immagine della mia professione, ma la vita non è fatta solo di leggi e carte processuali. Il famoso intuito femminile mi… comunicò immediatamente che quell’uomo era innocente, poi è intervenuto l’avvocato, ma dopo!».

SUL FUTURO DI SIGNORI – «Anche qui, tanto per cambiare, non sarà una partita facile in quanto dovremmo convincere la giustizia sportiva che, anche per i suoi criteri, così diversi da quelli della giustizia ordinaria, Signori deve essere ritenuto e dichiarato innocente, perché dai processi celebrati nei Tribunali sono emerse prove inconfutabili della sua innocenza, anche per il reato associativo. Le carte dicono che Beppe Signori non ha mai alterato nessuna partita e non ha mai fatto parte di alcuna banda dedita a tale illecita attività. Se il presidente della FIGC, Gravina, gli concedesse la grazia, io sarei certamente più contenta… Le prove raccolte nei processi dimostrano che Signori ha subito e sta ancora pagando una pena ingiusta, di cui occorre interrompere l’espiazione al più presto».

 

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