Wandy, hair stylist dei biancocelesti: «Vi racconto di Keita, Morrison, Kishna e Milinkovic…»

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Quanto conta l’aspetto fisico nel calcio di oggi, difficilmente i giocatori moderni scendono in campo se il ciuffo è rivolta dal lato sbagliato. Wandy, hair stylist e amico di tanti giocatori della Lazio, si è espresso così ai microfoni diGianlucadimarzio.com: «Keita? È un ragazzo sincero, umile e alla mano. Siamo molto amici, ci sentiamo spesso, ricordo ancora il suo primo taglio: Keita arrivò dal nulla, alle spalle. Sai com’è, in sala non vedi chi c’è. Comunque lui sbucò all’improvviso, cercava un ragazzo con scritto Made in Capo Verde sul braccio, ero io. Appena mi vide mi girò il braccio per vedere il tatuaggio, io reagii male perché non lo riconobbi, Ma poi l’ho visto ed ho capito, è nato tutto così». Wandy infatti è capoverdiano: «Ha pure segnato contro la nostra Nazionale, fece gol e assist. Gli è dispiaciuto, ci ha detto. Ma poi ci ha asfaltato! Le sue passioni? Canta e balla. Ascolta Drake e altri cantanti simili, è simile a Pogba. Se non fosse per la macchina non diresti che hai di fronte un calciatore». Infine la storia della boccia nei videogiochi alla Playstation: «Gliel’ho fatta io! È stato il primo taglio, sai com’è nato? Andava in un altro salone prima, gli sbagliarono il tiraggio. Venne da me con un buco nei capelli, erano troppo tirati. Gli dissi che avrebbe dovuto tagliarseli a zero, lui disse di sì e finì sulla playstation. Da quel giorno è sempre così. La vita di Keita? A Roma si trova bene, gli piace molto. Come l’Italia del resto. Suo fratello più piccolo (Ibou Balde, ndr) gioca alla Sampdoria, l’altro vive con lui. Ho conosciuto anche la madre. E’ contento, sereno. Poi è serio, prima di una partita non esce mai. Se gli chiedo di venire in discoteca e il giorno dopo ha gli allenamenti, lui non viene. E’ un tipo preciso, contrariamente a ciò che si dice. Anzi, se andasse via mi dispiacerebbe».

 

GLI ALTRI SPECIALI CLIENTI – Come già detto, tutto è iniziato da Cavanda: «Il primo è stato lui, gli sistemavo le treccine. Poi mi ha presentato Keita, il quale mi ha fatto conoscere Morrison, infine Milinkovic-Savic, Braafheid e Kishna». Quello che lo ha incuriosito di più è sicuramente il centrocampista inglese: «È un personaggio. Un bravo ragazzo, ha un talento assoluto, ma nonostante abiti in Italia da 2 anni parla ancora in inglese. Avrei tanti aneddoti, ma preferisco tenerli per me. Niente di grave, anzi. Ti posso dire che è fissato con la playstation». E proprio come con la Lazio, a volte manca qualche appuntamento: «Una volta mi scrisse se potevo andare da lui, gli risposi “va bene, a che ora?”. E non si fece più sentire. È fatto così». Poi Kishna e Milinkovic: «L’olandese pensa molto alla famiglia, molto timido. Ultimamente è diventato anche papà. Persona semplice, alla mano. Così come Milinkovic, tratta tutti allo stesso modo, con rispetto. E’ molto generoso, spontaneo, sincero. Come Braafheid, un tipo tranquillo».