Stendardo: «Lazio l’apice della mia carriera, la porto nel cuore»

Stendardo
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Stendardo, le parole dell’ex biancoceleste che ha analizzato anche il momento della Lazio di Inzaghi

Tanti anni passati con l’aquila sul petto, Guglielmo Stendardo ripercorre la sua esperienza laziale e non solo ai microfoni di Teleroma56 partendo proprio dalla vittoria della Lazio sul Milan: «La Lazio ha vinto e convinto, credo potesse fare anche più gol. Leiva è un calciatore che dà equilibrio sia in fase offensiva che difesa, per la Lazio è determinante. Milinkovic? Ci aspettiamo tutti qualcosa in più, ha delle qualità superiori alla media. Credo che quest’anno non stia deludendo le aspettative. Credo che anche a centrocampo la sua parte la stia facendo molto bene. Bastos è stato molto sfortunato, col corpo era messo bene. La Lazio ha un solo nemico, se stessa. Se gioca al massimo delle sue potenzialità, può battere chiunque, anche la Juventus, deve migliorare in continuità e concentrazione».

MILAN«Romagnoli, credo che sia il miglior difensore italiano. Anche Donnarumma è un giocatore importante, ma non farei altri cambi. La Lazio è superiore».

LAZIO«Immobile ha fatto un gran gol, porta il difensore verso l’esterno ed anticipa di testa. Fa dei movimenti fondamentali per la squadra di Inzaghi. Quando Milinkovic e Luis Alberto si inseriscono tra le linee, è perché l’attaccante porta via i centrali. Attacca lo spazio, la profondità, solamente lui ha quelle caratteristiche. Vavro ha delle ottime potenzialità fisiche, in Italia non ha ancora dimostrato nulla. Il primo anno non è semplice, ma lo aspetterei prima di dare giudizi definitivi. Bisogna vederlo in partite importanti».

PASSATO«Rappresenta l’apice della mia carriera, per questo ho la Lazio nel cuore. Quella biancoceleste è la più bella parentesi della mia vita calcistica. Per noi era un’opportunità, io venivo dalla Serie B al Perugia, eravamo tutti ragazzini. Era un punto d’arrivo. Anche oggi i giocatori devono essere orgogliosi di indossare questa maglia. Ci sono giocatori che sono stati sottostimati, Siviglia era uno di questi. Ottimo difensore, avrebbe potuto fare anche di più. Di Canio credo che sia stato il più forte, tecnicamente aveva delle qualità al di sopra della media. Ho avuto la fortuna di giocare con i portieri più forti d’Italia, Buffon e Peruzzi. Anche in allenamento, erano giocatori di un altro livello».

DS«Sabatini è il numero uno, è uno dei pochi che conosce molto bene il calcio. Tare non mi aspettavo diventasse un grande direttore sportivo. Negli ultimi anni ha portato giocatori sconosciuti a Roma, bisogna fargli solamente i complimenti. E’ una persona molto riservata, non è un grande comunicatore».