Serie A, così non Var: a cosa serve la moviola se a pagare sono sempre i soliti?

Lazio-Napoli
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L’esperienza in Serie A con la Var è ancora agli albori. Arbitri, calciatori e tifosi devono ancora abituarsi: ci sono però ancora dei dubbi sul modo di utilizzo

L’utilizzo della (tecnologia) Var ha portato una rivoluzione all’interno del mondo del calcio: arbitri più sicuri, giocatori meno nervosi. Garanzia (quasi) certa che un episodio decisivo, valutato in modo errato, possa incidere sul risultato finale. «Quasi». Perchè, in fin dei conti, a prendere la scelta definitiva in una determinata circostanza di gioco sarà sempre e comunque il direttore di gara. In queste prime giornate di campionato ci sono ancora dubbi che attanagliano i tifosi: quando e perchè un arbitro decide di chiedere l’aiuto del (video assistente) Var? Se inizialmente poteva sembrare un caso, col passare delle settimane i punti interrogativi iniziano a diventare sempre più numerosi. Nonostante l’aiuto della tecnologia, gli arbitri sembrano essere soggetti alla solita «sudditanza psicologica». Nello scorso turno infrasettimanale, per utilizzare esempi recenti, vanno prese in considerazione due club in particolare: Lazio e Milan. Nel primo tempo del match dell’Olimpico Reina frana a valanga su Immobile: l’estremo difensore partenopeo tocca prima il pallone, poi inevitabilmente sbarra la strada all’attaccante biancoceleste che cade e non può dunque insaccare a porta vuota. In questo caso l’arbitro non ha dubbi, lascia correre e non chiede l’aiuto del video. Diverso il caso avvenuto qualche giorno fa nel match di San Siro tra i rossoneri di Montella e l’Udinese: Lasagna va in rete, Guida annulla per fuorigioco. Decisione corretta, il giocatore friulano è pochi centimetri avanti rispetto alla linea difensiva, un episodio comunque che l’occhio umano mai avrebbe individuato. Perchè in Milan-Spal non viene usato da Abisso lo stesso trattamento a favore degli emiliani? Gomis sfiora il piede destro di Kalinic, che si rotola sul terreno di gioco. L’arbitro decide subito, è fallo in area, l’intervento del Var non serve. Eppure, anche in questo caso, si tratta di un momento condizionante, la «paura» di sbagliare però non esiste. Probabilmente il concetto va un po’ rivisto, andrebbe usato sempre uno stesso metodo di giudizio. Altrimenti qual è il cambiamento, se a pagarne le spese sono sempre le solite squadre?