Sconcerti: «L’aiuto alle grandi squadre, una regola forzata»

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Il noto giornalista, Mario Sconcerti, nel suo editoriale per il Corriere della Sera si è espresso sull’argomento arbitri e Var

Le polemiche arbitrali hanno fatto da sfondo alla partita di campionato tra Milan-Lazio. Non solo, nell’ultimo turno di campionato, sono stati commessi altri errori dai giudici di gara e dal Var. Il giornalista Mario Sconcerti, nell’editoriale per il Corriere della Sera, ha detto la sua sulla classe arbitrale.

«Si è reintrodotta la regola che l’arbitro che sbaglia contro una squadra non l’arbitrerà più per molto tempo. Una vecchia legge del taglione che è alla base della maggior parte dei sospetti di questi 90 anni. Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite. Per arbitrarle non deve farsi «squalificare» dalle grandi squadre. Per non farsi squalificare non deve scontentarle troppo. Questo non è un sospetto, è la regola forzata. E alla fine è ancora la grande società che sceglie da chi essere arbitrata»

VAR – «È un errore pensare che il VAR sia scienza. Non lo è. La scienza dà risposte esatte, o sì o no. Il VAR è solo tecnica che può falsare la vita. Più rallenti un’azione e più la cambi. Se guardo una mano al microscopio non vedo dita, vedo un mostro. Non cambia in sostanza il problema di fondo: dobbiamo continuare a fidarci degli arbitri. Il VAR è un moltiplicatore di arbitri, non un taglio»

NUOVE REGOLE PER IL FUTURO – «Dobbiamo ora scegliere in due, loro e noi. Loro di darsi un protocollo comune, regole certe e universali, tutti nel dubbio guardano tutto, non una volta sì e una no. Noi di capire che le nostre reazioni sono un’altra parzialità, perché un tifoso è di parte. Ma abbiamo diritto a essere trattati tutti alla stessa maniera. E aspettarsi molto di più da Nicchi e il suo mondo».