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Lulic: «26 maggio? Emozioni infinite. Ogni anno si rinnova il mio amore per la Lazio»

Redazione LazioNews24

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Senad Lulic si è raccontato in una lunga intervista andata in onda su Lazio Style Channel: queste le parole del capitano biancoceleste

Senad Lulic è uno dei giocatori simbolo di questi anni della Lazio. L’eroe del 26 maggio del 2013 si è raccontato in una lunga intervista andata in onda su Lazio Style Channel nel corso del programma “Tell Me”. Queste le sue parole.

LAZIO – «Ormai sono passati quasi dieci anni dal mio arrivo a Roma. Per me è stato più semplice conoscendo la lingua. Ho giocato a Bellinzona dove si parlava italiano. Mi trovo benissimo qui, ogni anno si rinnova il mio amore per questa squadra. Tutti mi ricordano il mio esordio a San Siro, come ero entrato in campo. Non ci si aspettava tanto da me. Su un calciatore che viene dalla Svizzera, dallo Young Boys, non si ripongono le stesse aspettative che si hanno, ad esempio, su uno come Klose, come Lorik Cana o Cissé. Si punta a occhi chiusi su gente di questo tipo. Io ho potuto lavorare in silenzio dietro a loro e dimostrare il mio valore negli anni. Avevo la tranquillità di poter lavorare, di poter imparare».

GUERRA – «Un bambino di sei anni ricorda tanto. Ricordo un periodo molto brutto, anche per questo motivo nel ’98 ci siamo trasferiti in Svizzera con le mie due sorelle, mia madre e mio padre. Un’altra mia sorella era già sposata ed è rimasta in Bosnia. Uscivamo a giocare con gli altri bambini, ma non si poteva come oggi. Appena sentivi le sirene dovevi scappare perchè annunciavano un bombardamento. Avevamo un nascondiglio e ci nascondevamo dentro un bunker sperando che andasse tutto bene. Mostar era divisa a metà, fra bosniaci e croati. Si cercava di vivere così. Durante la guerra è stato molto difficile, a lasciare la Bosnia sono stati in tanti e non sono più tornati nel proprio paese. La mia terra oggi? Adesso è molto cambiata. I miei genitori vivono di nuovo in Bosnia. Quando il calcio me lo permette provo ad andare per trovare la mia famiglia. Quanto ti cambia la guerra? Molto. Apprezzi molto di più quello che hai. La guerra è stata bruttissima ma mi ha fatto capire cosa significa non avere niente. Cercherò di far capire ai giovani e ai miei figli ad apprezzare quello che abbiamo oggi».

CALCIO – «Ho partecipato a diversi tornei dopo la guerra. Il calcio e il pallone era sempre presente, anche durante i conflitti in Bosnia. Non si giocava sull’erba come facciamo noi oggi, ma su strada, sul cemento. Il pallone però c’era sempre, era la mia libertà in quel momento. Poter giocare in tranquillità e non aver paura era bello».

26 MAGGIO 2013 – «Sono state emozioni infinite. Queste finali sono particolari. Vedendo la partita, i giocatori che erano da un paio di anni qua, come Ledesma e Mauri, si leggeva benissimo nei loro occhi quanto pesasse. Io non sentivo quella pressione così tanto. Oggi invece lo so cos’è e lo sento. Diciamo che in quel giorno mi ha aiutato perchè non ero così nervoso come altri. Per fortuna è andata così. Il derby è sempre una cosa molto bella e particolare soprattutto qui a Roma».

SUPERCOPPA 2017 – «Una serata straordinaria. Quando vinci è sempre bellissimo, poi sono orgoglioso di aver scambiato il gagliardetto con Buffon, uno che prima guardavo solo in tv. Poter alzare una coppa davanti a tutti quei campioni, è stato bello ed anche molto divertente. Bisogna sempre divertirsi in campo, questa è la strada che abbiamo imboccato negli ultimi anni. Quando ci sono queste partite ci siamo sempre stati. Avere tutta la gente a Formello che ti aspetta e condividere la propria gioia con loro è una cosa bellissima che ti rimane per tutta la vita».

RADU E PAROLO – «Stefan è timido davanti alle telecamere, però in palestra e nello spogliatoio ti diverte e ti fa stare bene. Ci conosciamo dall’inizio con lui, con Marco un po’ di meno ma sempre da tanto. Siamo i vecchietti dello spogliatoio e si è creato davvero un bel rapporto. Stefan ti dice sempre quello che pensa, che sia positivo o negativo. Lui è diretto ma al tempo stesso divertente. Un aneddoto bello? Ce ne sono tantissimi. Marco è uno diplomatico, quando c’è qualcosa che non capisci, lui è un punto di riferimento per tutti, soprattutto per i ragazzi stranieri. Ti spiega tutto, lo soprannominiamo il professore, il commercialista, tutto (ride ndr). Anche con lui si è creato un rapporto bellissimo».

10 ANNI ALLA LAZIO – «Sono passati velocissimi. Siamo arrivati qui e adesso abbiamo una famiglia con tre figli. Il tempo vola e noi siamo cambiati. Abbiamo un altro senso della vita. Il mio senso della vita? Ho vissuto tanto e sono ancora giovane. Difficile spiegarlo quando vedi tante cose brutte e belle. Cercherò di trasmettere tutto il mio bagaglio ai miei figli insieme a mia moglie».

SUPERCOPPA 2019 – «Quando ho segnato avevo qualcosa da farmi perdonare perchè l’1-1 della Juventus era colpa mia. Quindi è stato bello poter segnare e riportare sopra la squadra. Ci eravamo preparati tantissimo e tenevamo molto a quella partita. Vincere è una soddisfazione a quanto fatto durante tutto l’anno. Abbiamo battuto la Juventus due volte in 14 giorni. Ci ha dato una consapevolezza importante, ci ha fatto sentire forti e ci ha fatto credere in quello che facevamo».

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