Lazio, Veron si racconta: dalla lotta Scudetto a Mihajlovic, passando per Inzaghi

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Lazio, Veron si racconta in una lunga intervista: dal rapporto con Mihajlovic alla lotta Scudetto, passando per Inzaghi

Juan Sebastián Verón. Basterebbe pronunciare il suo nome a voce alta per sentir scorrere i brividi lungo la schiena, senza troppe presentazioni. Colonna della storia della Lazio, La Brujita è uno dei grandi protagonisti dell’ultimo Scudetto e proprio dalla lotta al titolo è partita l’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport: «Inter e Lazio sono messe benissimo, hanno entusiasmo per reggere fino alla fine. Hanno un peso sulle spalle, però: sono condannate a non sbagliare nulla, a correre sempre a mille. La Lazio ha avuto un vantaggio, ha mantenuto il cuore della rosa intatto. E Simone Inzaghi è ormai un top tecnico. Se me lo sarei mai aspettato? Mai, proprio mai. Ma tutti maturiamo in maniera diversa. E lui ha studiato, non ha improvvisato».

CORREA – «È un ragazzo partitodalla provincia, ascolta e ha voglia di imparare, sa prendersi la carezza e lo schiaffo, non gli pesa la responsabilità della squadra. A lui un giorno ho ricordato le parole che mi disse mio padre: ‘Umiltà e ascolto’. Da ragazzino si fermava sul campo con me e mi chiedeva di spiegargli i calci di punizione, gli ho insegnato come doveva mettere il piede e il corpo. In fondo, fece lo stesso Mihajlovic con me».

MIHAJLOVIC – «Gli ho mandato un messaggio il giorno stesso del suo annuncio in conferenza. Sapevo già cosa mi avrebbe risposto, ancora prima di leggerlo. Mi scrisse: ‘Grazie, ti voglio bene. Tanto vinco io’. Per me è un fratello. La mia carriera in Italia è partita con lui e finita con lui, c’è sempre stato. Mi allenavo con lui, appena arrivato in Italia. Il primo giorno vidi che piazzava le sagome della barriera a 7 metri. Gli dissi: ‘Io così mica ce  la faccio’. Lui prendeva sempre la porta. Così ho imparato anche io. Chissà quante ne avrei segnate in più, se ci fosse stata la regola dello spray ai miei tempi».