Lazio, Pancaro: «Dopo vent’anni ancora mi vengono i brividi se ripenso allo scudetto»

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Lazio, le parole di Pancaro che uno ad uno ha ricordato tutti gli eroi di quello splendido scudetto vinto nel 2000

Giuseppe Pancaro ai microfoni di Radiosei ha ripercorso quella bellissima stagione culminata con la vittoria dello scudetto della Lazio.

«14 maggio? Ricordo la grande gioia dopo la fine della gara di Perugia, dopo 20 anni ancora è un ricordo intenso, ho ancora i brividi ripensando a quel giorno. Marchegiani? Luca era il più serio e pacato di quel gruppo, un grande professionista. Nesta? E’ il prototipo del difensore perfetto, vederlo affianco a me ogni domenica era incredibile, mi faceva sentire in una botte di ferro. Mihajlovic? Sinisa aveva grande personalità, qualità tecnica, con il suo sinistro era in grado di fare ogni cosa. Ha aiutato la squadra a fare il salto di qualità a livello mentale. Favalli? Parliamo di un professore, nel suo ruolo è stato un fuoriclasse dentro e fuori dal campo. Negro? Paolo aveva grande senso di appartenenza. Conceicao? Un giocatore di qualità straordinaria, estro, dribbling, era un assist man. Simeone? Aveva un grandissimo carattere, dal primo giorno di ritiro ha tirato il gruppo, e una volta entrato tra i titolari è stato decisivo. Almeyda? era molto generoso, correva tantissimo, era una guerriero. Nedved? Non si fermava mai, era un maratoneta, ogni partita, era incredibile. Veron? Semplicemente l’essenza del calcio, era una gioia per gli occhi vederlo giocare, ho provato le stesse sensazioni che ho provato con Pirlo. Boksic? Era devastante, quando era in giornata era impossibile da marcare. Mancini? Più di Sinisa era un simbolo per la squadra, lui credeva di poter vincere quell’anno. Salas? era un grandissimo uomo d’area, un finalizzatore strepitoso. Inzaghi? Era molto giovane, ma era già molto ambizioso, e questo gli ha permesso di essere decisivo. Stankovic? Era anche lui giovanissimo, ma era un talento naturale. Couto? Professionista esemplare nonostante all’inizio, come Simeone, non fosse della formazione titolare. Quella stagione fu la vittoria del gruppo, nessuno si sentiva inferiore e nessuno veniva lasciato indietro da Eriksson. Eriksson? Era un signore, un uomo dalla grandissima intelligenza, ha coinvolto tutti ed ha messo tantissimo del suo nella vittoria finale».

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