Manzini: «Ecco i momenti della storia della Lazio che mi porto nel cuore»

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Maurizio Manzini – storico team manager della Lazio – ha presentato ieri sera la sua biografia ‘Uno contro tutti’

Una serata intima e pregna di Lazialità. Maurizio Manzini, ieri sera, ha presentato la sua biografia: una vita devota e dedicata interamente ai colori biancocelesti. Il Team manager della Lazio, col passare degli anni, è diventato une vera e propria icona del club. A Lazio Style Channel, ha raccontato qualche aneddoto: «Per me sarà impossibile dimenticare una serata del genere, così come sarà impossibile dimenticare questo coacervo di emozioni e sensazioni che mi fanno quasi lievitare e pensare di vivere attraverso un sogno così bello con la paura che qualcuno mi svegli. Devo ringraziare tutti coloro che sono intervenuti per il loro affetto, per la loro amicizia e per la loro stima. Ringrazio anche Michele De Angelis che ha voluto creare quest’opera che mi rende merito molto al di là di quello effettivo. Ci sono momenti intensi che albergano nel mio cuore. Proverò a citarne due: il più esaltante, quasi scontato, lo Scudetto del 1974 perché è arrivato veramente contro tutti e quel titolo è legato al nome di tanti grandi laziali che purtroppo non ci sono più adesso, ma che vivono per sempre nell’aurea di questa splendida aquila e di questo cielo celeste dove si trovano e sicuramente continuano a seguirci. Il ricordo più brutto è legato in qualche modo a quello più bello, perché devo tornare al nome di Tommaso Maestrelli e al tremendo male che l’ha portato via, lui come tanti altri laziali. Dico lui per simboleggiare tutto quel tipo di Lazio che c’era. Senza ombra di dubbio sono questi il momento più brutto e quello più bello».

DE ANGELIS – Anche Michele De Angelis – autore della biografia – ha commentato il progetto di Maurizio: «Maurizio Manzini è un personaggio che ha lasciato e continua a lasciare il segno nella storia della Lazio. Inoltre, molti addetti ai lavori erano stupiti del fatto che nessuno avesse ancora raccontato Maurizio, la sua storia non solo dal punto di vista sportivo e del campo, ma della sua famiglia. Sappiamo benissimo che è un uomo molto diplomatico, per questo motivo è rimasto per tanti anni al suo posto. Perché il titolo “Uno contro tutti”? Ci sono trecento suoi parenti tutti della Roma, soprattutto suo padre. Alla fine Maurizio, invece, è diventato un simbolo della Lazio. Il passaggio che mi ha colpito di più nella sua storia è stato lo sviluppo della sua carriera lavorativa: lui era un dipendente di una delle più grande imprese italiane, una compagnia aerea, poi è passato in altre ma, appena ha avuto l’occasione di entrare a contatto con l’ambito biancoceleste, l’ha colta al volo. Per molto tempo ha lavorato gratis per la Lazio quando staccava dal suo primo impiego. Anche quando ha ricevuto delle offerte per rimanere nella compagnia aerea ha sempre risposto di no. C’era stata l’opportunità di fare della sua più grande passione il proprio lavoro, non c’era offerta che teneva».