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Lazio, Lotito ascoltato dalla procura di Avellino: «Qualcuno mi vuole incastrare»

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Lazio, Lotito ascoltato per tre ore dalla Procura di Avellino: il presidente biancoceleste ha chiarato i dubbi degli inquirenti

Tre ore in Procura ad Avellino. Da persona informata sui fatti, Lotito passa al contrattacco. Non vedeva l’ora d’essere convocato, non gli era piaciuto come la scorsa settimana il suo responsabile Pulcini era stato messo sotto torchio. Ieri in macchina con la scorta è arrivato un’ora prima all’audizione fissata alle 14.30 col pm D’Onofrio. Da testimone, ovviamente, senza avvocato.

L’indagato al momento è solo Taccone, il proprietario dello studio Futura Diagnostica a cui la Lazio affida l’analisi dei propri tamponi ormai da maggio: «Perché proprio ad Avellino? All’epoca non ci stava nessun altro laboratorio privato convenzionato nella Regione Lazio», ribadisce agli inquirenti Lotito. Che chiarisce anche date di allenamenti di giocatori, comunicazioni all’Asl, mail e carte sequestrate a Formello. Prima di far partire il suo sermone spontaneo: «Qualcuno mi vuole incastrare e voi state cadendo come a Napoli nel tranello».

Non è la prima volta, già con la telefonata registrata da Iodice era successo. E ormai Lotito è convinto che, contro di lui, ci sia un “complotto” guidato dai suoi “nemici” in Lega e Figc con a capo Cairo. Questo però non interessa alla Procura, che mira a scovare qualche eventuale broglio, nonostante i 95 tamponi riprocessati abbiano riabilitato la Lazio, con il solo Strakosha positivo. Questa la ricostruzione della mattinata su Il Messaggero.

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