Lazio, Jacopo Mastrangelo: «Che impatto l’Olimpico vuoto. La mia una famiglia di laziali» ESCLUSIVA

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Jacopo Mastrangelo ha rotto il silenzio di Roma e dello Stadio Olimpico con la sua chitarra, suonando Ennio Morricone

Dai tetti di Piazza Navona ai seggiolini spogli dello Stadio Olimpico. Jacopo Mastrangelo ha usato le note di Ennio Morricone e la sua chitarra, per rompere il silenzio capitolino imposto dal lockdown, ma anche per promuovere l’ultima iniziativa della Lazio. Durante le settimane di isolamento, la sua esibizione di «C’era una volta in America» è diventata virale; oggi è il protagonista della campagna «Tu non sarai mai sola» (QUI IL VIDEO) non solo in qualità di musicista, ma anche di tifoso laziale.
Intervenuto in esclusiva per i nostri microfoni, Jacopo ci ha raccontato come è nata la sua fede biancoceleste e non solo.

Ciao Jacopo, siamo rimasti tutti affascinati dalla tua esibizione su Piazza Navona, oggi ti abbiamo visto all’Olimpico. Che effetto ti ha fatto suonare in uno stadio così vuoto?

«Piazza Navona all’inizio era vuota, adesso ha ricominciato a riempirsi con la fine del lockdown e mi sono abituato a rivederla piena di gente. Arrivare all’Olimpico, completamente vuoto, è stato come ricominciare, un riavverarsi. C’ero solo io davanti ad un grandissimo spazio vuoto ed è un’immagine potente, l’impatto è stato forte. Ti senti da solo, è un’immagine malinconica che fa quasi paura. Però, d’altra parte, c’è sempre un messaggio di speranza perchè tornerà a riempirsi».

Ti immagini mai a suonare l’inno, prima di una partita, con lo stadio pieno?

«Sì, devo dire che sarebbe in gergo giovanile ‘fighissimo’!».

Ti aspettavi tutto questo successo?

«No, non me lo aspettavo, sinceramente. Io ho iniziato a suonare e pensavo di essere riconosciuto solo dal vicinato e dalle persone che si affacciavano. Anzi, all’inizio pensavo di dare fastidio perchè magari qualcuno vuole stare tranquillo a casa o farsi un aperitivo in pace a quell’ora. È andata bene e non posso che esserne felice, perchè io mando un messaggio di speranza».

Come è nata la tua fede laziale?

«Io vengo da una famiglia di laziali: mio padre è laziale, anche mia madre lo è. Comunque ci tengo a precisare che questo è un periodo delicato e in questo momento non c’è nè Lazio nè Roma, ci sono solo gli italiani».

Un pronostico per questa stagione?

«Prima dei pronostici assicuriamoci che tutto andrà bene. Siamo sulla via giusta, tra poco ricominceranno le partite, ma non posso fare pronostici».