L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Da Palermo a Palermo con il derby nel destino: 21 partite per passare dall’Inferno al Paradiso

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Lì dove tutto ebbe inizio, lì dove tutto è cambiato. Da Palermo a Palermo, 21 partite per ricominciare a sognare.
Qualche mese fa Inzaghi ereditava da Pioli una squadra scarica e demotivata dopo il derby; adesso invece la stagione scorsa sembra essere solo un ricordo smarritosi nel tempo. Quel derby dove una storia finì e l’altra iniziò, oggi si ripresenta puntuale, non prima del Palermo ma dopo, come se il destino voglia essere a tutti i costi un alleato biancoceleste.
Al “Barbera” il pensiero alla stracittadina era sempre vivo nelle menti dei ragazzi, ma la partita è stata portata a casa con un’accurata gestione e senza particolari patemi, da grande squadra e senza cercare a tutti i costi il secondo gol. E ora con un Felipe Anderson in più, la testa può andare finalmente al derby.

INZAGHI STYLE – Non bisogna fare ogni volta 3 gol per portare a casa il risultato e questa Lazio sembra averlo capito. Inzaghi rispetto a Pioli, ha trasmesso alla squadra un’altra filosofia: non va cercata a tutti i costi la rete quando si è già in vantaggio, anzi quando non si è brillanti come ieri, meglio affidarsi ad un giro palla ragionato e difendere lo 0-1.
Per accontentarsi di un minimo scarto c’è bisogno di avere determinate certezze e quella più grande arriva dalla difesa, dove Wallace e Radu non sono mai andati in affanno.
Il brasiliano ha preso per mano il reparto da quando è stato chiamato in causa e non ha sbagliato niente, il romeno dopo tanti anni passati a rivendicare il ruolo di centrale, dimostra di essere affidabile in quella posizione anche in una difesa a 4. Ora con il rientro di de Vrij nel derby, Inzaghi sarà costretto ad un’esclusione eccellente, ammesso che l’olandese sia pronto per giocare. Anche perché in questo giocattolo perfettamente funzionante, toccare qualcosa sembrerebbe quasi deleterio.

IL SERGENTE MILINKOVIC – L’esempio lampante di come le cose siano cambiate dallo scorso anno è proprio lui: Sergej Milinkovic. Da oggetto misterioso a insostituibile, la rinascita dello stacanovista biancoceleste.
Per concedergli spazio Inzaghi, a volte ha messo in soffitta il 4-3-3 a lui molto caro per affidarsi al 3-5-2 con un centrocampo più folto. Tecnica, qualità e qualità. Milinkovic ha tutte le caratteristiche del centrocampista moderno, tanto da meritarsi i paragoni con Yaya Toure e Paul Pogba.
In ogni partita esce dal campo stremato; dà tutto quello che ha riuscendo ad abbinare le due fasi come in pochi riescono a fare, e trovando di tanto in tanto anche la via del gol. Il suo ruolo preferito è quello di trequartista, ma Inzaghi lo vuole più completo e nel vivo della manovra, soprattutto quando a gestire il pallone è la squadra avversaria. La crescita della Lazio passa anche dai suoi piedi e dalla sua testa.
Come per Felipe e Keita anche per lui regna il discorso della discontinuità, tanto da sollevare dei dubbi sulle sue potenzialità attuali. Qualora riuscisse a dimostrarsi più determinante in più partite, allora la squadra potrebbe fare un ulteriore salto di qualità, chissà forse già da domenica. Il suo più grande rimpianto biancoceleste è di non aver ancora preso parte al derby e considerando la personalità del ragazzo, per l’occasione non si accontenterà di un ruolo da semplice comparsa.

SIMONE PENSACI TU – La settimana del derby esula sempre dalle altre: l’aria sembra essere più pesante, i giorni di avvicinamento sono infiniti e la notte prima il sonno fatica ad arrivare. Come se non bastasse tutto ciò, quest’anno a dare un significato supplementare al derby ci pensa la classifica, accorciatasi in avanti dopo la sconfitta della Juventus. I bianconeri adesso hanno 5 punti di vantaggio sulla Lazio e 4 sulla Roma, ma giocheranno sabato sera contro la rivelazione Atalanta, quindi il derby capitolino saprà già il risultato della capolista. Ovviamente pensare ad una Lazio in lotta per lo Scudetto è utopia pura, ma la poca distanza tra le squadre contribuisce ad alimentare i sogni dei tifosi e a far acquisire sempre più significato alla stracittadina, a questo punto cruciale per il campionato della Roma. Il compito di stemperare la tensione e di trasmettere tranquillità all’ambiente spetta a Inzaghi, uno che di derby ne ha giocati e soprattutto vinti. Bisogna conoscerlo per prepararlo bene e chi meglio di Simone può farlo? Il suo rimpianto è di non essere mai andato in gol in questa partita, ma vincere il primo da allenatore della prima squadra allevierebbe questa pecca da calciatore. La Roma l’ha battuta nelle categorie giovanili, riuscendo a vincere contro i giallorossi anche una Coppa Italia all’Olimpico due anni fa. Sicuramente domenica sarà un’altra storia, magari con l’emozione di vedere uno stadio pieno come non si vede da tempo. Giovedì verranno aperti i cancelli di Formello e i tifosi faranno sentire il loro supporto alla squadra, ma servirà anche essere presenti domenica all’Olimpico. La squadra ha dimostrato di meritarsi l’affetto della propria gente e per raggiungere una vittoria nel derby c’è bisogno di tutti. Il sogno è di rivedere una Lazio in festa, esultare davanti ai proprio tifosi e per questo è necessaria un’unità di intenti che quest’anno sembra essere tornata. Ora alle parole devono subentrare i fatti. Ognuno faccia il proprio per provare a vincere il derby e per riportare la Lazio ai fasti di un tempo.