Il crollo verticale di Felipe Anderson: cosa c’è dietro l’evidente involuzione del brasiliano?

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Nella prima parte di stagione globalmente infelice della Lazio c’è un giocatore che ha reso innegabilmente al di sotto delle aspettative: quel Felipe Anderson che nello scorso campionato giocò 32 partite su 38 mettendo a segno 10 goal e 8 assist.

NUOVO CRACK? – Pipe a un certo punto della stagione ’14-’15, culminata con la conquista dei preliminari di Champions League, fu una delle variabili impazzite della Lazio. Sembrava imprendibile, sgusciante come una saponetta, dotato di dribbling, velocità, tiro e sfrontatezza. In maniera unanime stampa e addetti ai lavori pensavano di trovarsi di fronte ad un nuovo fenomeno.

ASCESA… – Durante l’estate seguita all’exploit dello scorso campionato sono successe tante cose: le voci di mercato sul suo conto si sono fatte sempre più inesistenti. Paris Saint-Germain, Manchester United, Real Madrid, i top club europei sono stati indicati, almeno dalla stampa, come i principali estimatori di Felipe. Ormai punto fermo dell Seleçao olimpica, Pipe ha sfiorato anche la convocazione in Coppa America, con la nazionale maggiore di Dunga. I presupposti per il salto di qualità, insomma, c’erano tutti. Il brasiliano, tuttavia, sia per riconoscenza nei confronti di Pioli (che ha saputo gestirlo e valorizzarlo) sia del club che gli ha dato fiducia (è un ragazzo con valori umani importanti, questo va sottolineato), ha preferito rimanere a Roma, anche allettato dalla possibilità di giocare la Champions League nel suo stadio, davanti alla gente che lo ha eletto come suo nuovo idolo. Il sogno europeo, purtroppo, è svanito rapidamente per mano del Bayer Leverkusen. E forse anche per questo motivo l’umore del classe ’92 si è di colpo rabbuiato. …

CADUTA – Va detto che sin dalle prime uscite ufficiali con la maglia della Lazio nella stagione 2015-2016, Felipe ha mostrato di non essere al top fisicamente. Un fattore dipeso forse dalla coincidenza tra il suo rientro tardivo in Italia rispetto ad altri compagni di squadra, e l’inizio di una preparazione più concentrata e intensa per via del preliminare di Champions. I più maliziosi potrebbero pensare che dietro ci sia più di qualche rimpianto per non aver cambiato aria, fatto sta che nelle volte in cui è sceso in campo il numero 10 laziale è sembrato sempre svuotato e prevedibile, ma soprattutto privo di quella scintilla che lo accendeva nella passata stagione.

TITOLARE PART-TIME – L’anno scorso era diventato un titolare inamovibile. Se qualcuno fosse andato da Pioli a minacciarlo con una pistola intimandogli di togliere il brasiliano dall’undici titolare, il tecnico emiliano avrebbe piuttosto venduto cara la pelle. Quest’anno, invece, Felipe non è più certo del posto, e non perché sia arrivato qualche giocatore con più estro e qualità rispetto a lui (Kishna infatti, è stato impiegato prettamente a sinistra), ma per via di alcune prestazioni molli e al limite dell’indolenza.

POCHI GOL E POCHI ASSIST – Nelle 17 presenze racimolate fin qui in campionato, sono stati solo 4 i goal messi a referto (non è un attaccante, vero, ma dopo lo scorso campionato, era lecito aspettarsi di più) e soltanto due gli assist per i compagni. Il secondo, forse, è un dato ancor più significativo, che dimostra come il brasiliano, in questa prima parte di stagione, si sia messo poco a disposizione della squadra.

RISCATTO POSSIBILE – Non tutto è perduto: restano ancora due giornate del girone d’andata e un intero girone di ritorno. Felipe, come la Lazio, hanno tutta la possibilità di risalire la china, sospinti anche dall’importante vittoria di San Siro contro l’Inter. Senza dimenticare l’importanza dei sedicesimi di finale in Europa League contro il Galatasaray, una partita difficilissima soprattutto a livello ambientale, in cui potrebbero essere decisive proprio le giocate del funambolo biancoceleste.

LA PASSWORD – Spetterà a Pioli (per usare una metafora cara a mister Ventura), ritrovare la password d’accesso al cervello dell’asso verdeoro, e smanettare nel pannello di controllo per ottimizzarne le prestazioni. Se invece non fosse possibile recuperare il ragazzo dal punto di vista della fiducia e delle motivazioni, allora sarebbe meglio per tutti dirsi addio, ma questa è un’eventualità che nessun laziale si augura. Il 2015 è iniziato bene e si è concluso male, ma c’è un nuovo anno alle porte che può essere ricco di nuove opportunità da cogliere: la palla passa a te Felipe. Coragem! 

Marco Giuliani – Lazionews24.com 

 

PUBBLICATO IERI ALLE ORE 21:19