ESCLUSIVA – Zauri: «Contro il Benfica emozione più grande. Cassano il più forte con cui ho giocato»

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Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, l’ex difensore della Lazio Luciano Zauri ha parlato degli anni in biancoceleste e non solo

La situazione italiana e globale, in questo momento, è piuttosto complicata. Ti senti di dire qualcosa sul tema?

«Sicuramente devo ringraziare profondamente tutte le persone che stanno combattendo per contrastare il virus e la sua diffusione. È una situazione molto critica, ma grazie a tutto il personale sanitario sono sicuro che riusciremo ad uscirne presto».

Continua a far discutere la possibilità di una ripresa del campionato. Si sente parlare di un possibile ritorno in campo nel mese di maggio. Credi sia possibile una ripresa in tempi brevi?

«In questo momento parlare di calcio è molto problematica. La data ipotizzata si avvicina, ed è molto difficile che possa esserci un miglioramento tale da consentire una ripresa degli allenamenti in tempi brevi. Mi auguro si riesca a risolvere la situazione in modo tale da riprendere intorno alla fine di maggio, certamente mi piacerebbe si ricominciasse anche prima. Questa situazione rende comunque difficile fare previsioni».

A distanza di tanti anni dall’ultima volta, la Lazio si è ritrovata, in questa stagione, a contendere il titolo di campione alla Juventus. Come valuti il percorso di crescita dei biancocelesti?

«Bisogna sottolineare il grande percorso di crescita che la Lazio ha avuto negli ultimi anni. Grazie alla società, al mister ed ai giocatori, quest’anno la squadra si era ritrovata meritatamente in lotta per il primo posto, contendendolo addirittura alla Juventus. Il percorso di crescita degli anni passati ha finalmente dato i suoi frutti in questa stagione».

La Lazio ti ha accompagnato per sette anni della tua carriera, divisi da tre anni passati tra Fiorentina e Sampdoria. Quali sono i tuoi ricordi più belli in maglia biancoceleste?

«I primi cinque anni alla Lazio sono stati bellissimi. Ho vissuto tanti momenti emozionanti con i biancocelesti, a partire dalla partita di Champions contro il Benfica all’Olimpico, gara del mio esordio in Champions League, vinta per 3-1. È stato un impatto davvero importante per me. Ricordo con piacere anche la Coppa Italia vinta contro la Juventus nel 2004, come la grande qualificazione in Champions League della stagione 2006-2007».

Successivamente alla cessione dell’allora capitano Massimo Oddo, nel gennaio 2007, Delio Rossi ti nomina capitano della Lazio. Che emozioni hai provato?

«È stata un’emozione incredibile, davvero, sono onorato di aver indossato la fascia da capitano di una società come la Lazio. In quella squadra, però, non dimentichiamo che c’era un giocatore del calibro di Angelo Peruzzi. Il mister Delio Rossi, però, non amava consegnare la fascia ai portieri, così decise che sarei stato io a riceverla. Ho sempre portato con grande onore questo riconoscimento, rimarrà per sempre nella mia testa e nel mio cuore».

Nella tua carriera hai giocato con molti giocatori di livello, sia nei club che nell’Italia. Qual è il giocatore che più ti ha sorpreso a livello tecnico?

«Difficile dirlo, ho visto tanti ottimi giocatori. Quando ero ragazzo ho visto giocatori come Domenico Morfeo, che ha fatto della qualità tecnica e dell’intelligenza tattica le sue qualità migliori. Un altro è Antonio Cassano, un giocatore tecnicamente impressionante. Anche in nazionale ho giocato con gente molto forte, ma devo dire che loro due mi hanno sorpreso di più a livello tecnico».

Nel corso degli anni, hai visto susseguirsi diversi allenatori sulle panchine delle squadre in cui hai giocato. Chi di loro credi ti abbia saputo valorizzare maggiormente?

«Sicuramente il primo nome che faccio è quello di Giovanni Vavassori, che mi ha preso dalla primavera e mi ha portato in pianta stabile in prima squadra. Nelle giovanili ho avuto anche Cesare Prandelli, altrettanto importante per la mia carriera, che ho poi ritrovato sulla panchina della Fiorentina nella stagione 2008-2009. Infine dico Delio Rossi, con cui ho passato anni fantastici alla Lazio. Ho avuto la fortuna di avere molti allenatori di livello nella mia carriera, da cui ho cercato e cerco tutt’ora di rubare i segreti del mestiere per migliorarmi».

La tua carriera da allenatore è ancora agli inizi. Dopo gli anni passati ad allenare le giovanili del Pescara e quella al fianco di Massimo Oddo sulla panchina dell’Udinese, questa estate, poi, la chiamata della società per dirigere la prima squadra, con l’avventura terminata però il 20 gennaio. Che progetti hai per il futuro?

«Vorrei certamente riprendere il prima possibile, ho avuto la fortuna di fare del mio gioco preferito un lavoro. Chiusa la parentesi di Pescara, vorrei ripartire, ho grande entusiasmo. Aspetto un progetto che mi soddisfi e mi permetta di esprimermi al meglio».

L’Europeo previsto per questa estate è stato rinviato alla prossima stagione. Quali credi possano essere gli effetti di questo spostamento per l’Italia di Roberto Mancini?

«Sicuramente, dato lo slittamento di un anno, Mancini avrà la fortuna di veder maturare i giocatori più giovani. D’altra parte, però, dispiace perché ritengo che la squadra avrebbe potuto fare la differenza anche quest’anno, basti pensare al momento di forma di Immobile».

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Matteo Pesce