Cori razzisti, le false indignazioni non bastano: servono punizioni esemplari

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Per tre volte lo speaker di San Siro ha richiamato la tifoseria, per tutti andava sospesa la partita ma alla fine si è continuato a giocare

Succede purtroppo che nel 2018, ormai quasi 2019, ci si debba ancora soffermare a parlare di ululati razzisti dentro uno stadio. Di tifosi che prendono di mira un giocatore solo per il colore della sua pelle, come se poi nella stessa squadra non avessero calciatori della stessa “razza”. Posto il fatto che la questione non dovrebbe avere rilievo perchè tutto ciò non dovrebbe esistere in un paese civilizzato, purtroppo chi è autore di questi gesti deve essere punito e non solo a parole. Non solo con i proclami di un pugno duro, di una richiesta di chiusura della curva interista fino al 31 marzo, del divieto di trasferta per i neroazzurri solo per dare una punizione esemplare dato il clamore suscitato dalla morte del tifoso dell’Inter. La Lazio sa bene cosa vuol dire, da sempre i suoi tifosi sono tacciati di essere razzisti e l’anno scorso per tutto il campionato è stata una vera e propria caccia alle streghe; inoltre ogni qual volta c’era la possibilità la Curva Nord era il male del calcio, del tifo, le televisioni si sono scandalizzate, le immagini hanno fatto il giro del web e sono arrivate ovunque. Allora così come non ce n’è stata per la Lazio non ci deve essere tolleranza per l’Inter e per qualsiasi altra tifoseria, che solo grazie al potere del gruppo pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo, arrecando solo un danno all’immagine della sua squadra. Mai come oggi la giornata di campionato di ieri è lo specchio dell’Italia, dell’ignoranza e del pensiero, che sì i cori razzisti non si devono fare, ma mai che venga sospesa la partita, perchè alla fine l’importante è sempre che lo show continui senza interruzione.

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