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ESCLUSIVA – Cassio Cardoselli: «Alla Lazio anni indimenticabili. Lotterò per tornare a vestire quella maglia!»

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ESCLUSIVA – Cassio Cardoselli, ex biancoceleste, ha raccontato i suoi anni alla Lazio e anche quali sono i suoi progetti futuri

Una vita con la Lazio nel cuore e poi dieci anni con l’aquila sul petto. Cassio Cardoselli ai nostri microfoni ha raccontato gli anni indimenticabili e Roma e anche il suo presente nella Carrarese.

La stagione si è interrotta anche per voi e per te che con la Carrarese stavi disputando una buonissima stagione. Credi che riuscirete a tornare in campo?

«Quest’anno con la Carrarese abbiamo svolto un buon campionato che ci vede al secondo posto dietro al Monza. Credo sia abbastanza difficile che riprenderemo la stagione anche se a breve dovranno dirci quale sarà la decisione finale. C’è una voglia grandissima di ricominciare a giocare.

Hai giocato nella Lazio e sei anche un tifoso. Che emozione si prova ad indossare la maglia della propria squadra del cuore?

«Alla Lazio sono stati dieci anni indimenticabili, un percorso di formazione fantastico è normale poi viverla da tifoso ed avere nel cuore i colori biancocelesti e dell’aquila fin da bambino. Per me è sempre stato un orgoglio e un’emozione grandissima indossare quella maglia ma a volte era anche controproducente sentendo le partite il doppio del normale, rispetto a se giocassi in qualsiasi altra squadra. Da bambino era nato tutto per gioco, qualche stage e poi sono arrivato fino in Primavera».

Qual è il ricordo più bello e il più doloroso vissuto in biancoceleste?

«Ho moltissimi ricordi però se devo sceglierne uno sicuramente il gol in Supercoppa a Torino con mister Inzaghi in panchina. Quello è stato negli ultimi anni il ricordo più bello. Eravamo una squadra fortissima e poi l’emozione di esultare sotto il settore ospiti dove c’erano i nostri tifosi. Il ricordo più doloroso è sicuramente il modo in cui è finita la mia esperienza nella Primavera. L’ultima partita con la maglia biancocelste al Tardini di Parma alle Final Eight che sono stato espulso dopo venti minuti nel derby in cui abbiamo perso 5-0. Il modo in cui ho salutato la mia maglia del cuore è stato il momento più doloroso che ho dovuto affrontare».

Pensi che la Lazio sarebbe riuscita a vincere lo scudetto se non ci fosse stato lo stop?

«Io conosco l’ambiente e il mister Inzaghi con lo staff era inevitabile che dando fiducia al mister avrebbe fatto bene. Certo nessuno si aspettavi i livelli di quest’anno ma la Lazio girava che era una bellezza. Le ultime partite veniva da una serie positiva di più di dieci partite, bella da vedere, bel gioco, sincronia. Mancavano ancora molte partite al termine ma da tifoso come non sperarci. Ogni partita vinta un pizzico di percentuale in più la potevi avere. L’obiettivo della Champions è stato raggiunto, c’è un po’ di amarezza ma vedremo come andrà a finire. Si era creata un vera e propria magia attorno a questa squadra».

A quale giocatore ti ispiri?

«Il giocatore al quale mi sono sempre ispirato da quando avevo nove/dieci anni era Kakà che secondo me era uno dei giocatori più forti al mondo. Più o meno facciamo lo stesso ruolo, quest’anno essendomi spostato dalla tre quarti lo sento ancora di più. Mi piace giocare in quel ruolo».

Qual è il tuo sogno per il futuro?

«Spero quest’anno di aver fatto uno bella stagione e la mia speranza è quella di salire sempre più in alto e fare la scalata verso la Serie A. Magari un giorno vestire di nuovo la maglia della Lazio, la strada è lunga ed è dura ma penso che finché ne avrò le forze e la testa lotterò sempre per realizzare il mio sogno, cioè quello di vestire la maglia biancoceleste».

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