L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Cuore, grinta, tattica: questa è la Lazio di Simone

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EDITORIALE / L’analisi di Lazio-Milan, semifinale d’andata della Coppa Italia, terminata con il punteggio di 0-0

«È mancato solo il gol». Poche parole, semplici e significative quelle uscite dalla bocca di Simone Inzaghi dopo il primo atto di Lazio-Milan. Non è certo un dettaglio quello di infilare il pallone in rete in una partita di calcio, d’altro canto però va sottolineata la grande mole di gioco sviluppata dai biancocelesti. Grande partita dei singoli che di conseguenza hanno portato il collettivo a prevalere sull’altra squadra in campo, costretta ad una sola fase di gioco, quella difensiva. Un Milan organizzato limita come può una Lazio che piano piano sta tornado sui suoi livelli. Questo è stato il copione della semifinale d’andata dell’Olimpico. Tra i risultati che non comprendessero la vittoria, lo 0-0 è il migliore per i biancocelesti. Al ritorno serviranno i gol, in attesa di ritrovare un attacco attualmente con le polveri super bagnate.

LA PARTITA DI SIMONE – A 4 o a 3? Si continua ancora a parlare troppo di modulo e poco dell’atteggiamento. Quello conta, quello è stato messo in campo. Inzaghi è stato tentato dal cambiare modulo, poi Bastos gli ha dato garanzie e non ci ha pensato due volte a mandarlo in campo. L’idea iniziale era proprio quella di confermare il 3-5-2, che ieri per la prima volta è sembrato più un 5-3-2 con Lulic e Romulo molto più bassi del solito in fase difensiva.  Il tecnico biancoceleste ha dimostrato ancora una volta di aver ragione, confermando il modulo che sta diventando l’incubo per i tifosi laziali, non si sa bene ancora per quale motivo specifico. Il Milan inizialmente provava a giocare, poi avendo preso coscienza della partita che avrebbe voluto fare la Lazio, ha abbassato di molto il proprio baricentro non riuscendo più a ripartire. Complice anche il pressing dei biancocelesti che non lasciavano giocare Bakayoko e costringevano il Milan a costruire con le due mezze ali. Inzaghi ha giocato con 3 centrali di difesa ma in fase di possesso sembrava più una linea a 2, con Patric chiamato ad attaccare lo spazio vuoto avanti a sè. Lo spagnolo era delegato a creare superiorità numerica sulla sua fascia di competenza, più o meno quello che avviene di solito dalla parte opposta con Radu. Complice anche l’avversario di giornata che lo ha impensierito poco (Borini ndr), ogni volta che il giro palla della Lazio portava l’azione a svolgersi sulla destra, si apriva un’autostrada per Patric che spesso, si sovrapponeva a Romulo. Grande comunicazione tra i due, autentici dominatori di Laxalt e Borini. Dall’altra parte invece era più bloccato Bastos, mai impensierito da Suso. Possente, attento, deciso, cattivo. Con un solo allenamento nelle gambe soltanto un Acerbi monumentale gli toglie lo scettro di migliore in campo. Anche l’angolano ogni tanto si prendeva qualche licenza offensiva, ma senza esagerare. La difesa è l’emblema della partita perfetta, ma meglio parlare di fase difensiva a cui inevitabilmente ha contribuito tutta la squadra.

ATTACCO STERILE E FUORI FORMA – Torniamo al punto iniziale. Non banale, anzi, assolutamente fondamentale. Quello che manca alla Lazio quest’anno, mentre l’anno scorso arrivava in abbondanza: il gol. Un gol col Frosinone, uno con l’Empoli, uno col Genoa che intervalla le due partite col Siviglia. Immobile è palesemente fuori forma e uno con le sue caratteristiche quando non è al top fisicamente, fa molta fatica ad incidere. Certamente è in dolce compagnia, con Correa e Luis Alberto entrambi reduci da acciacchi. Il più in forma in questo momento dell’attacco continua a sembrare Felipe Caicedo, a cui Inzaghi ha sempre mostrato una grande fiducia. Quello del gol sta diventando un problema. Il secondo miglior marcatore della squadra è Acerbi con quattro reti e questo dato la dice lunga. Probabilmente una delle valutazioni che farà Inzaghi, sarà quella di riavvicinare Luis Alberto alla porta. Lo spagnolo da mezz’ala riesce a far esprimere meglio tutta la squadra, che però di conseguenza perde un importante pedina negli ultimi 20 metri. In questa stagione la Lazio ha sempre segnato pochi gol, essendo sin dal ritiro di Auronzo, alla ricerca di un maggiore equilibrio rispetto alla passata stagione. Le grandi squadre prendono pochi gol e ne segnano un numero giusto. Sotto il punta di vista difensivo più di qualche segnale è arrivato. Le occasioni concesse agli avversari sono molte meno, logica conseguenza di una diminuzione di gol subiti. Se l’attacco non gira, non può dirsi altrettanto della difesa. Acerbi ha annullato Piatek, lo stesso ha fatto Bastos con Suso. Anche Patric è sembrato un centrale nato nella gara di ieri sera, sinonimo di una grande organizzazione del reparto . Quando i gol non arrivano, a blindare la Lazio ci pensa la difesa. Soprattutto nell’ottica del doppio confronto, non prendere gol in casa è fondamentale. La cosa clamorosa è che i biancocelesti non hanno concesso praticamente nulla, con Strakosha che in una sola occasione ha toccato il pallone con le mani. Questa è la Lazio che vogliamo. Questa è la Lazio di Simone.