
Lettere e proteste anti Claudio Lotito: l’intervento di Luigi Bisignani alla festa de Il Tempo. Le dichiarazioni emerse
Il caso che coinvolge il presidente della Lazio Claudio Lotito è stato nuovamente al centro del dibattito durante la seconda giornata della festa de Il Tempo. Tra gli interventi anche quello di Luigi Bisignani, che ha parlato del percorso nato dopo un suo primo articolo dedicato al patron biancoceleste. Nel corso del suo intervento Bisignani ha ricostruito alcuni passaggi della vicenda, soffermandosi anche sulle indiscrezioni circolate negli ultimi mesi. Il giornalista ha, inoltre, respinto l’ipotesi di un presunto piano organizzato con l’obiettivo di favorire un cambio di proprietà della società capitolina. Le dichiarazioni:
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LOTITO – «Essere laziale è qualcosa che si porta dentro, una sensazione forte che nasce dal cuore. È un senso di appartenenza che rappresenta anche un certo stile e una certa signorilità, e per questo ci consideriamo una realtà particolare. A un certo punto i miei figli mi hanno detto: papà, la domenica la passi a scrivere di Trump, della Meloni, di Bergoglio, perché non fai un articolo su Lotito? Io inizialmente ho evitato, anche perché con Lotito ho un rapporto personale, siamo amici e gli voglio bene. Poi alla fine ho deciso di scriverlo. Il titolo era: “Lotito come Nerone che incendia Roma”. Il riferimento a Nerone nasceva dal fatto che Lotito ama spesso utilizzare espressioni in latino. Quell’articolo ha scatenato una reazione enorme. A quel punto Lotito si è fatto sentire tramite una persona a lui vicina e mi ha proposto una cena. Io ho accettato, perché pensavo che ci saremmo confrontati e che la vicenda potesse chiudersi lì. Poi, però, è stato lui a rinunciare all’incontro. Nel frattempo il web era esploso e la situazione ha iniziato ad allargarsi sempre di più. Successivamente è nata l’idea delle dieci domande, alle quali abbiamo chiesto delle risposte».
LAZIO – «Non avevo conoscenza di nessuno interessato ad acquistare la Lazio, anche perché, con le mie competenze in Economia e Commercio, so bene che chi possiede già il 73% delle quote non può essere semplicemente spinto a cedere. Il nostro unico obiettivo è sempre stato vedere una squadra forte, una Lazio protagonista. Non c’era alcun accordo con nessuno: l’unica riflessione era legata al fatto che oggi è difficile per un singolo imprenditore o per una grande famiglia sostenere da sola il peso di un club di Serie A. Lo avevo detto anche durante la manifestazione dei 30mila al Flaminio: perché non seguire esempi come quelli di Percassi o Stirpe per costruire una Lazio ancora più grande? La nostra volontà è soltanto quella di vedere la Lazio crescere. Questa discussione così ampia, alla fine, ha avuto anche un effetto positivo per il giornale, con un vero boom digitale: ormai a Roma è impossibile parlare di calcio senza che emerga il tema Lazio».