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Tare: «Qui ho fatto tanto, ma un giorno vorrei tornare in Albania…»

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Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare, ha rilasciato delle dichiarazioni alla tv albanese Digitalb, dove parla del passato, del presente e dei suoi progetti futuri

Dalla stagione 2005 Igli Tare si è trasferito a Roma per giocare nella Lazio fino al 2008, quando diventò il direttore sportivo del club capitolino. La maglia biancoceleste è diventata come una seconda pelle per lui e in un’intervista rilasciata alla tv albanese Digitalb, si racconta tra passato, presente e futuro: «Molte volte sono stato criticato per il fatto di aver acquistato giocatori albanesi per la Lazio. Ho portato Strakosha, Cana, Berisha e alcuni ragazzi che sono nel settore giovanile. Ho concesso questa opportunità semplicemente perché non ho mai fatto differenza tra un calciatore albanese o per esempio un brasiliano. Sono sempre stato cauto nell’acquisto di un giocatore di origine albanese, perché ho sempre saputo quanto sia difficile affermarsi nel mondo del calcio ad alti livelli e nei grandi club. Credo però che loro abbiano dato conferma, non soltanto di onorare la maglia della Lazio, ma di esprimere l’immagine più bella del carattere albanese».

CALCIO ALBANESE – «Uno dei miei sogni è tornare in Albania un giorno e contribuire alla crescita del calcio del mio paese. Al momento però è una cosa molto distante. Per tornare ci devono essere condizioni adeguate, visto che l’Albania è ancora lontana da dove può arrivare. Se dovessi tornare un giorno, metterei a repentaglio tutto ciò che ho fatto qui, ma mi piacerebbe farlo come una sfida personale».

LAZIO – «Il risultato più grande che posso raggiungere per la Lazio è la Champions League, mentre l’unica cosa che non posso accettare è che i miei figli giochino con la Roma. Essendo più laziali di me è impossibile che ciò accada. A Formello di solito sto nel mio ufficio, perché l’intimità dello spogliatoio è sacra per i giocatori. Mi capita nei corridoi e nella stanza dei massaggi di raccogliere degli impulsi, capire l’umore dei giocatori e intuire chi ha bisogno di un colloquio con me. Da uno sguardo riesco a percepire molto».

ESPERIENZA – «Ho raggiunto la maturità nel passaggio da calciatore a dirigente. Ero un attaccante molto impulsivo, mi sono trasformato in un direttore molto riflessivo. Ho tanto ottimismo nei momenti negativi: quando sono tutti rassegnati, mantengo la calma e credo che si possano ancora cambiare le cose. Questo aspetto spesso è stato decisivo. I calciatori mi dicono che ho tanta personalità, e il pensiero che tutto si possa raggiungere è la chiave del mio successo».

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