«Te ne vai senza salutare?». «Non è mai un addio». A presto Danì…

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Che brutta quella parola: “addio”. Talmente brutta da riunire tutti i sentimenti più malinconici. Dire “addio” non è mai bello, soprattutto quando dall’altra parte c’è una persona cara, da cui non ti vorresti mai separare, nemmeno la mattina quando esce per andare a lavoro.
Per alleviare il dolore di un addio, non esiste niente, se non il ricordo di chi ti ha lasciato. Il ricordo si, quello che ti scombussola dentro e ti vorrebbe far tornare indietro nel tempo.
Oggi non è il caso di voltarsi indietro a guardare quello che è stato, ma bisogna guardare avanti e pensare a quello che sarà.
Gli addii sono brutti, ma nel momento in cui stai per salutare una persona con “quella parola”, ne arriva un’altra, molto simile, ma così diversa… “Arrivederci”. Eccolo il termine magico, in grado di fungere da fazzoletto sul viso di chi sta piangendo. L’”arrivederci” ti fa chiudere un capitolo, ma non il libro. Ti sprona ad alzarti tutte le mattine con il tuo sorriso e con quello della persona che vorresti rivedere. Ti dà la forza di credere che il futuro sarà sempre meglio del presente. Ti invita a sempre a crederci e mai a mollare.
Mollare non fa per noi, no Danì, a noi mollare non piace. Chi coltiva dentro di sé un sogno, deve fare di tutto per difenderlo, anche se ciò, vuol dire andare a 500 Km da casa.
Questo è solo l’inizio di un percorso pieno di ostacoli e di soddisfazioni, che alla fine ti riporterà sempre lì, in mezzo a chi ti ha visto cadere e poi rialzarti, piangere dal dolore e dalla gioia.
Oggi dopo tre anni, quell’armadietto sarà vuoto e così resterà per i prossimi 6 mesi. Oggi è un giorno triste, ma domani potrebbe riservare tanta felicità, forse troppa, da non riuscire nemmeno a descriverla. Oggi ridere non è facile Danì, soprattutto per te, ma sappi che a Genova non sarà mai solo, perché un aquila che vola in alto, verso i suoi obiettivi, sola non lo sarà mai.
Io so quello che un mese fa ti disse: “GRAZIE DANÌ” e in un giorno così triste te lo ribadisco, perché se tu ci lasci oggi per ritrovarci domani, allora vuol di che di bene ce ne vuoi davvero tanto. Questa giornata mi ricorda tanto quella del 31 agosto 2002, quando un ragazzo con la Lazio nel cuore, se ne andò per il bene di tutti, meno che per il suo.
Ecco, oggi diciamo che tu non te ne stai andando, ti stai soltanto allontanando, ma nonostante ciò, c’è gente che stanotte al solo pensiero, non ha dormito. Questo non deve farti intristire, ma inorgoglire, perché se in soli 3 anni sei riuscito a conquistare così tanti cuori, immagina quando il tuo braccio sinistro avrà quel tatuaggio più che indelebile…
Quel giorno prima o poi arriverà e tu finalmente avrai chiuso un cerchio e coronato un sogno. Anche Genova ti sarà utile, anche lì imparerai molto, anche grazie a questi 6 mesi sarai più forte.
Il tuo obiettivo è lo stesso della “TUA GENTE”, quella gente che da oggi in poi, vivrà in funzione del tuo ritorno. Giugno arriverà presto, così come le soddisfazioni.
L’altra volta ti dissi che “pur di vedere gente come te, indossare la maglia che amo, ne sacrificherei altri 100 di derby”. Ti dissi: “GRAZIE, perché nel bene e nel male, tu sarai sempre uno di noi”. Beh, oggi queste cose le penso ancora, ma voglio dirti altro e penso di parlare a nome di tutta quella gente che stanotte mentre si rigirava nel letto, pensava a te mentre lasciavi Formello. Un’ultima cosa, quella più importante: “NON È MAI UN ADDIO. TU SARAI SEMPRE CON ME E SARAI SEMPRE MIO FRATELLO”.

Luca Palmieri

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