Da solista ad altruista: la trasformazione tattica di F.Anderson…

felipe anderson
© foto www.imagephotoagency.it

L’esterno brasiliano ha smarrito la confidenza con il goal ma è migliorato tantissimo dal punto di vista tattico. Il nuovo ruolo cucitogli addosso da Inzaghi, lo ha trasformato di colpo in un giocatore più altruista e pronto a sacrificarsi  maggiormente per la squadra

La splendida serata di Bologna, ha consacrato una Lazio operaia, solida e compatta, ad immagine e somiglianza del suo tecnico Inzaghi. Una prova del nove, superata a pieni voti e che rilancia in maniera esponenziale le quotazioni dei biancocelesti in chiave Europa, dopo il passo falso casalingo dell’Atalanta, contro la Fiorentina. Gli occhi di bue del palcoscenico del “Dall’Ara”, si sono focalizzati tutti su Immobile e Milinkovic-Savic. Sono state loro le gemme splendenti , incastonate in un collier favolosamente rifinito ed in cui tutti hanno giocato alla perfezione la loro parte: dalla difesa, sempre più granitica e impermeabile, grazie al grande affiatamento raggiunto dalla coppia olandese De Vrij-Hoedt ed alla sorprendente affidabilità di Strakosha, ad un centrocampo in forma smagliante, con un Parolo praticamente onnipresente ed un Biglia sempre più principe del centrocampo, l’orchestra ha insomma ha suonato in modo sincronizzato, scandendo i ritmi con la precisione di un orologio svizzero. Ci si è messa poi anche la cabala; anche questa volta Lulic ha difatti lasciato il segno nel capoluogo emiliano, eleggendolo come suo talismano. E’ stato questo prato verde a regalargli la prima rete in serie A e a battezzare il suo ritorno con goal dopo il bruttissimo infortunio alla mano che lo tenne lontano per molto tempo, dai campi da gioco e che puntuale lo ha visto di nuovo decisivo, con un bellissimo assist per la testa di Immobile. Unica nota stonata, di una serata  impeccabile, la solita mancanza cattiveria sotto porta. I capitolini avrebbero potuto chiudere ben prima la partita ma hanno dovuto aspettare soltanto le battute finali del match, per sigillare una gara che nonostante non li abbia mai visti in sofferenza, si sarebbe potuta riaprire per un banale episodio.  Sono state almeno tre le occasioni sprecate nella prima frazione, di cui due clamorose; una gettata al vento da Immobile, l’altra da Felipe Anderson. A proposito del brasiliano, dove ha smarrito la sua vena realizzativa?

Da goleador ad assist-man – L’esterno brasiliano, sembra aver cambiato veste rispetto agli ultimi anni,  trasformandosi in un vero e proprio dispensatore di assist per i compagni ma smarrendo quella confidenza con il goal che lo aveva da sempre accompagnato.  Ma a cosa è realmente dovuta questa involuzione? Probabilmente nel  nuovo modo di giocare e stare in campo, questa pensiamo sia la vera risposta. A differenza dei suoi predecessori, Inzaghi sta difatti impiegando diversamente il numero dieci sudamericano, chiedendogli di sacrificarsi maggiormente per dare una mano ai compagni, in fase di copertura.  Anche nella gara contro i felsinei, l’ex Santos è stato spostato sulla corsia esterna, e questo nuovo impiego lo porta inevitabilmente a giocare più lontano dalla porta e a dover percorrere più chilometri. Di conseguenza, arriva più spompato e stanco sotto-porta, sbagliando goal che in passato non avrebbe mai fallito (vedi  errore commesso nel primo tempo). Non tutti i mali vengono però per nuocere; in compenso, è migliorato molto in fase difensiva, recuperando una quantità esorbitante di palloni. Sono ben 89 sinora (quarto posto assoluto, dietro Izzo, Miranda e Torreira) e grazie al suo apporto, ne hanno giovato sia la difesa che il centrocampo. F. Anderson , si è trasformato insomma in ago della bilancia che ha permesso alla squadra di trovare un suo equilibrio. E quando finalmente si sbloccherà anche in fase realizzativa, potremo dire di aver finalmente ritrovato un giocatore maturato dal punto di vista tecnico e tattico…