Serie A, Gravina: «Si potrebbe ricominciare il 20 maggio. Scartati i play-off»

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© foto @Calcionews24

Il presidente della FIGC ha provato a spiegare tutte le possibili soluzioni per terminare il campionato e dice la sua sul taglio stipendi

L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha bloccato l’Italia e con lei la maggior parte delle strutture che la sorreggono: lo sport infatti ha subito grandi cambiamenti. La Serie A ad esempio è per il momento sospesa ed è a rischio il ritorno sul campo per terminare la stagione. A parlare del futuro imminente del massimo campionato c’è Gabriele Gravina, presidente della FIGC che in un’intervista a Il Giornale ha sciolinato molti dei temi legati a questo periodo particolare. Fra questi ci sono le probabili date per ricominciare: 3, 10 e 17 maggio ma secondo lui ce n’è anche una quarta. Ecco cos’ha detto:

«Ripeto da sempre: si tratta solo di ipotesi e non di una certezza. Ne aggiungerei un’altra: andrebbe bene anche il 20 maggio, valutando la ricaduta sul calendario internazionale. È la mia, la nostra, speranza: significherebbe avere la possibilità di rialzare la serranda del calcio italiano e offrire al Paese la spinta emotiva per recuperare il senso della vita normale».

La possibilità dei play-off è stata completamente scartata:

«Era una mia proposta, non ha riscosso successo e ne ho preso atto. Chi ha responsabilità, così deve comportarsi in queste ore perché non possiamo permetterci di offrire l’immagine di un settore divorato da polemiche intestine, visioni contrapposte, men che meno da minacce di ricorsi».

Il tema più controverso dell’ultimo periodo è il possibile taglio allo stipendio dei calciatori. Gravina conclude così:

«Sul tema bisogna muoversi rispondendo a un interrogativo: avete a cuore la tenuta del sistema calcio? Bene: poiché stiamo attraversando un’emergenza storica, una crisi mai vissuta prima se non durante la seconda guerra mondiale, la realtà esige provvedimenti che rispondano ai criteri della solidarietà e della sopravvivenza del calcio. Le resistenze, in materia, non sono consentite». 

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