Lazio, Montesano: «Sono un laziale DOC. Ho tutti i figli laziali, uno purtroppo mi è sfuggito»

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Montensano, il famoso attore e cantante, da sempre laziale si è raccontato in una lunga intervista

Enrico Montesano si è raccontato in una lunga intervista a Il Corriere dello Sport in cui racconta tutta la sua lazialità. Ecco le sue parole.

«Quando giocavo nella Nazionale dei cantattori, non mi piaceva fare gol, mi piaceva giocare alla Luis Alberto. I fantastici 4 di oggi come gli eroi del ’74? Frustalupi, per certi versi, mi ricorda Luis Alberto, Ciro è un trascinatore come ChinagliaCorrea mi ricorda D’Amico o Garlaschelli, quei dribbling veloci. Milinkovic forse è avvicinabile a Re Cecconi, per la forza fisica. Lazio-Juventus? I miei figli andranno in Curva Nord, i Montesano saranno rappresentanti. I figli li ho quasi tutti della Lazio tranne uno che purtroppo mi è sfuggito, ahimè è della Roma e mio nipote pure.Che devo fare? Per i nipoti… Come andrà a finire la partita? Vinceranno loro, ma le gare bisogna giocarle. Per motivi di lavoro è da un po’ che non vado allo stadio, ho già dato tanto. Lo raggiungevo in bicicletta, con un guanto bianco ed uno celeste. Tornare per la Champions? Ma è chiaro!».

RICORDI«Sono un laziale doc. Io e mia madre, affacciandoci dal balcone, un giorno vedemmo un funerale fatto alla Lazio, le chiesi ‘ma perché?’. Aveva perso un derby. Dissi ‘allora io voglio essere quelli lì’, sono sempre stato bastian contrario. Da quel giorno mi sono divertito. La Coppa Italia ’58, c’ero nel giorno del primo scudetto, dentro uno stadio tutto biancoceleste, e in quello del secondo. Lazio del -9? Sono molto legato. Partecipai alla riunione preparatita su invito di Fascetti, ero al San Paolo. 26 maggio? A fine partita dissi ai miei figli, ‘state fermi, state seduti, fateli uscì tutti i romanisti, non ve muovete».

LOTITO – «Non l’ho mai criticato. Piano piano, anche con la scelta di Tare e dell’equipe tecnica, sta dimostrando la bontà del suo lavoro. Emozione Lazio era una cosa bella dal punto di vista affettivo, non era concreta e non ero d’accordo nel fare una politica contraria alla società. Doveva essere un circolo che doveva dare suggerimenti. Io faccio l’attore, non mi va di perdere tempo, ho dichiarato la mia simpatia calcistica. Perché nascondersi? Io, per esempio, non parlo male della Roma, lo stile Lazio è questo. Siamo rivali, non nemici».