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Parolo racconta Inzaghi: «Lui è istinto. Giusto ricominciare dall’Inter»

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Marco Parolo ha raccontato Inzaghi, svelando qualche aneddoto sull’ormai ex allenatore della Lazio. Ecco le sue parole

Per Gazzetta.it, Marco Parolo ha delineato la figura di Inzaghi. Dall’arrivo sulla panchina della Lazio all’addio per la nuova avventura all’Inter: ecco le parole dell’ex centrocampista.

PRIME GARE – «Bastava guardarlo in faccia per capire che quelle sette partite erano una questione di vita o di morte. Vive d’istinto, ma quel giorno ce l’aveva scritto in faccia: ‘io sarò l’allenatore della Lazio’. Ricordo la prima a Palermo: 3-0 per noi. Era così contento che non so spiegare. Poi la Fiorentina all’ultimo turno: gara ininfluente, perdiamo 4-2, era l’addio di Klose. Alcuni di noi avevano già la testa all’Europeo. Lui la sentiva come un Mondiale e ci rimase male. Questo per farle capire che tipo è».

UNA PAROLA – «Istinto. Lo vedi dalle esultanze o dai gesti. Contro la Juve è lui che sposta Marusic per fargli battere la rimessa in avanti. Da lì il gol di Caicedo. L’esempio più bello è Kiev: de Vrij segna il 2-0, lui scivola sulla pista d’atletica e poi si rialza come se nulla fosse. Inzaghi è questo. Sa capire i momenti dei giocatori».

GIOCATORI – «Cerca di andare d’accordo con tutti, ma ogni tanto gli si ‘tappa la vena’. Vedi Immobile, quando si arrabbiò durante la sostituzione. E hanno sempre avuto un rapporto enorme. Un altro esempio è Patric a Siviglia. Prese male il cambio e lo inseguì negli spogliatoi. Il bello è che la partita era appena iniziata».

RAPPORTO – «Nello spogliatoio ha sempre saputo a chi appoggiarsi, e uno di questi ero io. Ci siamo confrontati spesso, ero uno dei ‘senatori’. Abbiamo avuto un rapporto aperto e di stima reciproca. Ho messo da parte l’ego, anche per l’età, tant’è che gli ho sempre portato rispetto anche quando non giocavo (sorride). Per lui ho fatto perfino il difensore, sia in mezzo che a destra. In estate l’ho incontrato al mare e abbiamo giocato a footvolley».

GIUSTO CAMBIARE? – «Per me sì. Il rapporto con i giocatori era diventato così totale che ormai sapeva tutto di loro. Come sarebbe andata, come avrebbe giocato, come avrebbero segnato. Cosa vuoi di più? Ormai il ciclo a Roma era finito. Un allenatore così istintivo aveva bisogno di una nuova scossa».

ACCOGLIENZA OLIMPICO – «Merita applausi per ciò che ha fatto. E se arriverà qualche fischio allora sarà per il troppo amore. I tifosi l’hanno amato così tanto che forse sono rimasti delusi dall’addio, ma non saranno fischi d’odio. Secondo me gran parte dello stadio gli renderà il giusto tributo».