Lazio, le parole di Floccari sul 26 maggio: «Grande gioia, l'Olimpico tremava»
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Lazio, Floccari sul 26 maggio: «Grande gioia, l’Olimpico tremava»

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Lazio, le parole di Sergio Floccari, ex biancoceleste, sul 26 maggio: «Grande gioia, l’Olimpico tremava»

Intervistato ai microfoni ufficiali della società, l’ex Lazio, Sergio Floccari, ha raccontato il suo punto di vista sul 26 maggio 2013.

LE PAROLE– «Abbiamo festeggiato alla grande, anche quell’esultanza è stata diversa dalle altre. Mi ricordo la sensazione dell’Olimpico che tremava. Fu un momento di liberazione, di gioia, credo di non aver mai fatto un’esultanza così. Di quella sera lì ho fatto fare un quadro con la maglia, la finale e la foto dei festeggiamenti con la squadra e di quando feci gol di testa contro la Juve»

SU LAZIO– «La Lazio è stata un’esperienza forte, io sono arrivato quando a gennaio aveva 16 punti. C’era grande passione in vari momenti, sia positivi che negativi. Ricordo il primo ritiro a Norcia e quando iniziammo a dire “Bisogna fare qualcosa”. Prima della finale andammo di nuovo a Norcia. Quando il presidente ci disse che si andava a Norcia la prendevo benissimo, ma penso sia stata la cosa vincente perché in quella settimana siamo stati bravi a saperla vivere, senza pensarla come un ritiro. Lo abbiamo sfruttato per stare insieme. Tornavamo ragazzini, dopo cena ci fermavamo a giocare in mezzo alla strada e per le porte usavamo i garage.Sembra una cosa sciocca ma era un modo per poter condividere altro tutti insieme. Vivemmo quella finale un po’ più sereni, perché di tensione ce n’era tanta. Era un appuntamento con la storia. Ricordo il popolo laziale, percepisci la passione, la voglia di gioire e di soffrire rimanendo insieme alla squadra.»

PETKOVIC– «Petkovic era una persona equilibrata, ci aveva lasciato molto tranquilli. Ci fu una grigliata e poi il discorso pre partita a Formello: ricordo che partì questo video emozionale inaspettato, ebbe un impatto forte su di noi. Il mister ha saputo usare poche parole, toccando però le corde giuste. Non dovevamo subire, dovevamo andarci a prendere quella coppa.»

ATTESA«La verità è che la sensazione d’attesa ci stava consumando. A noi, ai tifosi, alla città. Ora la raccontiamo così, ma i giorni precedenti erano strani, la città era paralizzata. Eravamo consapevoli che ci giocavamo tutto e che portarla a casa significava rimanere nella storia e nei ricordi dei tifosi. Quest’attesa spasmodica, questa tensione ci ha legato ancora di più.»

RADU- «Radu è un amico, gli voglio bene. Abbiamo avuto un grande rapporto, condiviso tante cose belle. Deve essere orgoglioso della sua carriera, per chi lo conosce è un ragazzo che ha sempre dato tutto per la Lazio. Merita un riconoscimento importante. Il gol di Lulic? Fu un momento surreale, fu una gioia incredibile, ma dopo 10 secondi già pensavamo a proteggere quel tesoro lì. In pochissimo siamo passati dalla gioia alla consapevolezza di doverla portare a casa»

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