Lazio, l’ex dg Bendoni: «Lotito ha risanato il club, ora deve fare il salto»

© foto www.imagephotoagency.it

L’ex dg della Lazio, Enrico Bendoni, ha analizzato la gestione societaria sia di Lotito che quella di Pallotta

Intercettato dalle frequenze di Radio Centro Suono, Enrico Bendoni – ex dg della Lazio e consulente sia di Cragnotti che di Sensi – ha analizzato la gestione della società sia di Lotito che di Pallotta:

«Alla fine degli anni 2000 il calcio italiano era al primo posto nel mondo, e anche la Lazio conquistò due trofei disputando inoltre una finale UEFA. Questo sviluppo venne favorito dall’aumento dei diritti televisivi e dall’ingresso in borsa di alcuni club, ma fu frenato dall’impossibilità di costruire gli stadi di proprietà. Non va dimenticato che il TAR sospese il progetto di Cragnotti e Sensi di rilevare lo stadio Olimpico. In questo panorama Lotito si è avvantaggiato in qualche modo, sfruttando la lontananza di alcuni presidenti che non vanno neanche a Milano o a Roma per curare i propri interessi. Lotito col suo rigore amministrativo ha trasformato la Lazio in una società modello, competitiva e con i conti in regola. Oggi capace anche di non trascurare la passione di tifosi e di poter vivere un certo senso di appartenenza grazie alla lunga militanza di alcuni suoi giocatori. Il problema è che se la favola diventasse realtà la Lazio non sarebbe in grado di sostenere i costi, a partire dagli ingaggi».

PALLOTTA – «Pallotta è un gestore di fondi e controlla il club con chi investe in questi fondi, si tratta di un discorso anche serio: ‘Fino a quando non facciamo lo stadio non possiamo competere per vincere’. In questi 9 anni, Pallotta ha messo in cascina 5 qualificazioni Champions che gli hanno portato nelle casse cifre importanti. A queste vanno aggiunte le cessioni dei giocatori migliori, limitando così ogni perdita eccessiva per un gestore di fondi. Dal suo punto di vista, non essendo stato messo in condizione di fare lo stadio, ora la valorizzazione passa dal miliardo che chiede per vendere la Roma. Cedendola dunque a un livello superiore di club come Inter e Milan. Tutto questo però non fa parte della nostra cultura, abbiamo bisogno anche di affezione e identificazione, e il fatto di aver lasciato andare personaggi nei quali si identificavano i tifosi ha portato a un distacco. Che poi è lo stesso discorso che si faceva all’inizio dell’era Lotito per la Lazio».

SALTO – «Lotito ha intrapreso il suo percorso, avendo la forza di risanare il club: è stato bravo. Ma anche lui ora ha qualche problema a compiere un ulteriore salto. In Europa si parla di SuperChampions, di Mondiale per Club ogni due anni. Se si vuole accedere a queste competizioni e ai relativi guadagni è necessario pensare a come arrivare a quell’obiettivo, altrimenti si rischia di non vincere più e vedere entrare nel giro altre società. Già adesso veniamo da 8 anni di vittorie della Juventus precedute da 4 anni di vittorie dell’Inter, è sempre più difficile accedere a certi livelli».