Lazio, Acerbi raccontato da Atzori: «Vi dico come è diventato un campione»

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L’ex mister della Reggina, Gianluca Atzori, racconta Acerbi. A partire da tutte le difficoltà affrontate per essere il campione di oggi.

Dal 2010, Francesco Acerbi ne ha fatta di strada. Da quando aveva affascinato e convinto la dirigenza della Reggina, il presidente Lillo Foti e poi il suo allenatore, Gianluca Atzori, ne sono cambiate di cose. Eppure, l’attuale mister dell’Imolese ricorda ancora con estremo piacere i primi minuti trascorsi con il difensore ex Sassuolo. E in un’intervista a strettoweb.com ha raccontato a tutto tondo Francesco Acerbi. A partire da quella chiacchierata sul volo per Saint-Cristophe, sede del ritiro. In quel viaggio, i due si trovarono seduti uno accanto all’altro: «Fu una chiacchierata intensa, ho parlato subito con lui e mi ha confidato che il suo sogno era arrivare a giocare in serie A e in Nazionale. Ancora ricordo quel viaggio e quando ci vediamo glielo dico sempre con il sorriso».

Un percorso lungo, di cui Acerbi è stato l’unico regista: «Tutti i meriti sono suoi: è stato duro e caparbio a superare mille difficoltà. Sono contento per lui, sappiamo che il percorso che ha dovuto affrontare per arrivare lassù ai vertici del calcio nazionale è stato difficile, peggio di scalare una montagna. Ha dovuto affrontare la malattia, la morte del padre, ostacoli enormi per un ragazzo della sua età. Sono contento che ce l’abbia fatta perché è la dimostrazione di quanto la tenacia e la volontà ti premino sempre. Lui è stato fantastico, gli faccio i complimenti più sentiti perché è un esempio. I principi che ha Francesco sono la forza di un uomo: viene da una famiglia straordinaria che ho conosciuto, quindi la sua base valoriale era forte. Quell’anno alla Reggina lo vedevi subito che il ragazzo era maturo, molto più rispetto all’età che aveva, appena 22enne».

«Poi ha fatto il grande salto, ha avuto difficoltà ma ha avuto la fortuna di capitare a Sassuolo: lì è riuscito, nell’ambiente ideale per un calciatore, a trovare serenità e consapevolezza della sua forza grazie a una società forte come quella del Presidente Squinzi e a un allenatore come Di Francesco che sa lavorare molto bene sui giovani e che gli ha fatto avere la stima dei compagni. E’ stato un percorso fondamentale per lui dopo le batoste di Milan, Chievo, Genoa che lo avevano destabilizzato. A Sassuolo ha ritrovato se stesso e la tranquillità di quel posto gli ha consentito di esprimere tutta la forza che ha. Adesso è maturato anche a livello anagrafico e l’esperienza fatta gli ha consentito di arrivare alla Lazio ed essere un baluardo in grado di prendersi in mano persino la Nazionale. Così quel ragazzino che quel giorno Lillo Foti mi ha messo accanto sull’aereo del ritiro amaranto, si è trasformato in un uomo e ci ha fatto vedere robe come quella dell’altra sera in TV».