L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Bene, bravi, bis: tutto secondo copione

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Dopo aver etichettato il derby come l’ennesima “partita dell’anno”, al minuto 90 l’appuntamento è sempre a centrocampo per leccarsi tutti insieme le ferite, proprio come accadde con Leverkusen, Juventus e Sparta Praga. Una gara squallida nello squallore generale. Lo squallore dell’atmosfera dell’Olimpico che passerà alla storia: mai una stracittadina si era giocata senza le due tifoserie come si è verificato quest’anno. Sulla sponda biancoceleste oltre a non esserci i tifosi (assenti giustificati), non c’erano nemmeno i calciatori, quelli che prendono fior fior di soldi per scendere in campo la domenica. Dopo aver promesso per l’ennesima volta di sputare sangue e il sudore per la maglia, l’epilogo è sempre lo stesso, ma questa volta con un verdetto definitivo.
Il 3 aprile termina ufficiosamente la stagione sportiva 2015-206 della Lazio, qualora avesse mai avuto un inizio.

CONFUSIONE TOTALE – Il nuovo sport di Roma nelle ultime settimane è stato quello di attaccare ripetutamente i vari Patric, Hoedt, Braafheid, Bisevac, Djordevic, calciatori probabilmente non all’altezza di questa realtà, ma figli di una politica societaria tutt’altro che fruttuosa. Vederli in campo, chiamati a fronteggiare gente ben al di sopra delle loro possibilità, li rende quasi incolpevoli del cataclisma generale. Se si hanno quattro mesi per individuare un sostituto di de Vrij è non si riesce a partorire un’idea migliore di Milan Bisevac, 32enne reduce da un grave infortunio al ginocchio e praticamente fermo da un anno, la colpa non sarà esclusivamente di chi scende in campo. Il reparto particolarmente preso di mira negli ultimi tempi è stata la difesa, quando in realtà a mancare è il centrocampo: se il reparto arretrato non viene coperto dalla linea mediana, è ovvio che i 4 difensori si vedono in continuazione sbucare avversari da ogni parte. La Roma ha dei giocatori brevilinei, bravi ad abbassarsi tra le linee per prender palla. Sistematicamente ogni qualvolta accadeva questo erano sempre Hoedt e Bisevac ad abbandonare la propria zona di competenza, per andare a tamponare gli avversari, perché le distanze tra i reparti erano chilometriche e Parolo e Cataldi sono stati sottoposti ad un lavoro sfiancante, così come Biglia.

FILM HORROR – Per riassumere la stagione della Lazio, basterebbe prendere come emblema la situazione “fascia da capitano”: promessa a Candreva, per anzianità di Radu e finita sul braccio di Biglia. Una società degna di essere chiamata tale, stando al di sopra delle parti, non avrebbe mai dovuto permettere che venisse alzato un polverone per una questione così sciocca. Se c’era una cosa che rendeva i biancocelesti superiori agli altri era la forza del gruppo, venuta incredibilmente meno da agosto in poi. Sarà solo un caso? Una squadra forte si vede dalle fondamenta: la Juventus domina da anni perché ha alle spalle una dirigenza compatta, unita e soprattutto competente. Il calcio è bello perché non è una scienza esatta, il più debole può vincere con il più forte, ma niente avviene mai per caso. Se gli altri spendono centinaia di milioni per vincere, non sei furbo se nell’anno più importante degli ultimi 12, ne spendi 15 per Kishna e Milinkovic e infatti i risultati alla fine si sono visti… Mercato a parte, la squadra non ha quasi mai avuto benzina nelle gambe. Preparazione sbagliata in modo clamoroso da Pioli e il suo staff, che non ha permesso ai calciatori di essere brillanti nei momenti importanti. Inevitabile conseguenza di questo sono gli infortuni a catena che nel corso dei mesi si sono rilevati una costante più che un evento straordinario. Da adesso si dovrà iniziare al prossimo anno, quando con una sola partita a settimana, si dovrà fare meglio, anche perché fare peggio di così sarebbe impossibile.

ORA TOCCA A TE SIMONE – Il momento di Simone Inzaghi è arrivato. Purtroppo non per merito o per competenza, ma soltanto per mettere una toppa. “Inzaghino” si è fatto notare negli ultimi anni vincendo molto con la Primavera e questo curriculum già molto ricco, lo avrebbe portato tra non molto nei palcoscenici più prestigiosi. Ereditare il timone di una squadra ormai con la spina staccata, può rappresentare un rischio ma anche un vantaggio: se riesce ad ottenere risultati in questo rush finale sarà merito esclusivamente suo, mentre se va male la colpa ricadrà ancora su calciatori e società. Sicuramente il popolo laziale starà vicino a Simone che per questi colori ha sempre dato il fritto e chissà che non possa essere proprio lui la persona giusta per far capire ai calciatori attuali, che cosa vuol dire indossare la maglia della Lazio. Lui che con l’aquila al petto ha vinto tutto quello che c’era da vincere. “Inzaghino” adesso è diventato grande e dopo la tradizionale gavetta, vuole iniziare a prendersi le sue rivincite. Da sempre conosciuto come “il fratello di Pippo”, è giunta l’ora di cancellare quest’etichetta poco carina. Ancora una volta con i colori biancocelesti addosso, come fossero una seconda pelle.

ADDIO MISTER – E’ più comodo mandarne a casa uno che venticinque, anche se l’uno ha meno colpe dei venticinque. Come è sempre successo in passato a pagare è l’allenatore; toccò a Petkovic, adesso è il turno di Pioli. Saluta l’allenatore che più di chiunque altro era riuscito a rimettere insieme i cocci, saluta un uomo che ha preso una squadra tra le macerie e la portata ai vertici del calcio italiano. Lui il suo compito, fino a quando è stato messo nelle condizioni di farlo, lo ha fatto più che bene, anzi superando anche le più rosee aspettative. Ad inizio della scorsa stagione nessuno vedendo lo stadio deserto e il malcontento generale, avrebbe ipotizzato un terzo posto e una finale di Coppa Italia, ma invece Stefano da Parma ha zittito tutti, trasformando dei buoni calciatori in un grande gruppo, spegnendo grazie al duro lavoro, le critiche di chi lo vedeva un allenatore provinciale. Anche il tecnico ha le sue colpe, ma ancora una volta sarà lui a pagare per tutti. Lui però, come tanti altri personaggi del passato, godrà di un posto privilegiato nella storia della Lazio. Far sognare i tifosi con un presidente come Lotito non era semplice, eppure lui è riuscito nell’impresa. Buona fortuna e grazie di tutto mister, non doveva finire così…