Inzaghi: «Conosco i miei ragazzi, non siamo una sorpresa. Lazio? Mi sento a casa»

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La Lazio sta tornando a volare, merito senza dubbio del suo allenatore Simone Inzaghi. Tante critiche ad inizio stagione, create dal mancato arrivo di Marcelo Bielsa, adesso invece una marea di elogi. In un’intervista a La Stampa, il tecnico biancoceleste analizza il momento positivo: «Siamo una sorpresa per qualcuno, non per me: conosco i miei ragazzi, so dove possono arrivare. Questo è un gruppo destinato a migliorare, anche perché spero che ci abbandoni la cattiva sorte per i tanti infortuni. Con i ragazzi bisogna saper parlare, e non è un luogo comune. Solo così capisci se hanno personalità o no: quando gli dai fiducia e ti dimostrano di capire come si sta in uno spogliatoio, il più è fatto. Poi, è chiaro, occorrono le qualità». Ha scacciato l’ombra del «Loco», adesso regna di nuovo la serenità: «Nessun fastidio per come è andata. So come va il calcio, ma soprattutto conosco il mio amore per questi colori. E comunque, nelle sette partite della passata stagione, penso di aver dimostrato qualcosa. Io tecnico moderno? Se per moderno si intende la voglia di sperimentare, sì: io sono uno che cambia anche modulo a seconda degli avversari da affrontare, come accaduto ad esempio nella sfida di Napoli. Per ora sento la fiducia della gente e questo mi gratifica, al di là di quelli che potranno essere i giudizi futuri: Roma è una piazza non semplice, essere rispettati qui ha un valore doppio».
 

LAZIO COME SECONDA CASA – Tanti anni a combattere per gli stessi colori, una vita al servizio dell’Aquila: «Lazio significa essere a casa. E’ così che mi sento in una realtà che ho vissuto da professionista in campo e da tecnico partendo dal basso: questa è una forza che ti porti dietro per sempre». Il rapporto con il fratelloPippo: «Con Pippo ci sentiamo ogni giorno perché è forte il legame tra lui e i miei figli: lo zio vuole sapere tutto. Il suo Venezia va alla grande e Pippo è felicissimo perché impegnato a trasmettere le sue conoscenze: poteva aspettare un’occasione in serie A a campionato in corso, o accettare la B, ma lo hanno convinto con l’entusiasmo che chiedeva. Prendi la squadra e avrai carta bianca: in un attimo ha detto sì». Sinisa e Diego, due ex compagni in passato, due amici, due colleghi nel presente: «Sinisa-Toro mi sembra un binomio perfetto: i granata giocano bene, faranno una bellissima stagione e magari saremo rivali per un posto in Europa. Al Toro c’è anche Lombardo, l’ho salutato con affetto quando abbiamo giocato là. Per quanto riguarda Simeone, sono stato a casa sua quando l’Atletico ha giocato contro il Psv Eindhoven in Champions League: là, a Madrid, lo amano e lo trattano come un re, sarà dura per lui andare via». 

GLI INIZI E SU MURGIA… – Piacenza, dove tutto cominciò. Piazza in cui un certo Materazzi divenne come modello e maestro: «Penso a lui, il mio allenatore ai tempi di Piacenza: mi mandò in campo giovanissimo, eppure fra gli attaccanti di quella squadra c’era gente come Dionigi, Rastelli e Piovani». E in chiusura indica un giovane su cui puntare: «Il nostro Murgia: ha delle potenzialità incredibili!».