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Editoriale

Inter e Juve in parallelo, un mercoledì nel segno del 10

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I recuperi del mercoledì in Serie A hanno avuto il numero 10 come filo conduttore: l’Inter continua nel filotto, la Juve salva la panchina di Pirlo

Inter e Juve a braccetto. Non certo nella classifica di una Serie A sempre più fortemente a tinte nerazzurre, quanto piuttosto nel percorso parallelo di un mercoledì caratterizzato da due fondamentali recuperi.

L’armata di Antonio Conte esattamente come a Bologna non incanta, ma vince. Successo consecutivo numero 10, prima squadra nell’epoca dei 3 punti a infilare una striscia in doppia cifra dall’inizio del girone di ritorno. Mattoncini che pesano nella costruzione dello Scudetto, con buona pace per gli esteti.

Il frizzante e coraggioso Sassuolo strappa applausi, ma si deve inchinare ai soliti noti, ovvero il 9 e il 10. Lukaku e Lautaro lottano, si sacrificano per la squadra, si scambiano assist e determinano come nessuno o quasi in Europa dall’alto dei loro 36 gol di coppia in campionato.

Se la Juve non riuscirà a fare 10 e interromperà l’egemonia in Serie A, molto sarà per merito di Handanovic e compagni ma altrettanto per le proprie, indiscutibili lacune. Andrea Pirlo salva la sua panchina da pericolose voci di corridoio, ma la tregua non potrà che essere momentanea a scanso di un finale di campionato memorabile.

Il Maestro supera il Napoli al culmine di una prestazione che riconcilia in parte la Vecchia Signora con i suoi tifosi. Cristiano Ronaldo concentrato e letale, Buffon para come ai bei tempi, Chiesa devasta e illumina, ma soprattutto, ecco un raggio di sole con il numero 10. Già, perché anche la Juventus ha un numero 10 che, di fatto, avevamo quasi dimenticato.

Da miglior giocatore della scorsa Serie A a oggetto misterioso, la parabola di Paulo Dybala è stata vertiginosamente negativa negli ultimi mesi. Eppure la classe resta purissima, intatta nella magia del suo piede sinistro. Dimenticati infortuni e festini, la Joya dovrà essere il valore aggiunto da riscoprire in casa bianconera. Perché senza il sospirato rinnovo di contratto, la trasformazione da diamante raro a banalissima plusvalenza rischia di diventare inevitabile. Non esattamente il destino di un numero 10.

Sandro Dall’Agnol

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