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Editoriale

Inter e Atalanta avanti tutta, Serie A mai così nerazzurra

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La domenica della Serie A ci regala Inter e Atalanta ai primi due posti e probabilmente imprendibili, seppur per motivi differenti

Mai nella sua storia la Serie A era stata così fortemente a tinte nerazzurre, con Inter Atalanta a dominare la classifica dall’alto.

Il capitolo Scudetto di questo campionato è già sostanzialmente scritto da qualche partita, con la truppa di Antonio Conte ad allungare sempre più il divario dalle inseguitrici. Anche contro il Verona non ha incantato, ma è stata tremendamente efficace sull’asse Hakimi-Darmian che aveva risolto già il match altrettanto complicato con il Cagliari.

I numeri da capogiro stanno però lì a testimoniare un rendimento straordinario e una superiorità di fatto mai in discussione in questo 2021. E addirittura il momento dei festeggiamenti potrebbe arrivare nella prossima giornata, battendo il Crotone e sfruttando magari i passi falsi di Milan e Atalanta.

Già, proprio gli orobici sono adesso la seconda forza della Serie A, in attesa del posticipo d’alta quota tra i rossoneri e la Lazio. Gasperini e i suoi ragazzi continuano a mietere successi: la cinquina al Bologna un concentrato di spettacolo e prepotenza, con Muriel tornato delizioso e implacabile dopo lo scivolone infrasettimanale contro la Roma.

Stato di forma e calendario alla mano, oggi sembra fuori luogo ipotizzare un’Atalanta fuori dalle prime quattro posizioni. Anzi, la Champions League rischia di essere conquistata da vice-campioni d’Italia. Anche considerando l’ennesima prestazione deludente di una Juve irriconoscibile rispetto al passato, salvata a Firenze solo da un’invenzione di Morata. E con la panchina di Pirlo che si fa via via più incandescente.

Una totale inversione di ruoli proprio nella folle settimana della Super League. Vedere l’Atalanta lassù davanti e Milan e Juventus non farà indubbiamente felici i tifosi bianconeri e rossoneri, ma non c’è dubbio che esaudirà invece il sogno di milioni di appassionati di calcio e meritocrazia.

Sandro Dall’Agnol