Hernanes a tutto tondo: “Scolari conosce il mio gioco. Alla Lazio devo molto e…”

© foto www.imagephotoagency.it

La Lazio si ferma per due settimane e cerca di ritrovare le energie per il rush finale di stagione, carico di sfide importanti. Chi non si ferma e non vuole fermarsi è Hernanes, il profeta non staccherà la spina e sarà impegnato con la sua nazionale per le gare contro Italia e Russia. Il centrocampista laziale è stato intercettato dalla Fifa e il testo della sua intervista è visibile sul sito www.fifa.com. Ecco cosa ha detto il numero otto biancoceleste.

Dopo un anno senza Brasile, quanto è stato frustrante l’infortunio prima della sfida con l’Inghilterra?

A dire la verità non ho avuto il tempo di sentirmi frustrato, mi sono subito concentrato sul recupero dall’infortunio e ad impegnarmi per la convocazione successiva. Sono contento perchè la mia forma sta migliorando con la Lazio e perchè ho raggiunto il mio obiettivo di tornare con il Brasile. Credo che l’occasione sia arrivata al punto giusto sia della mia carriera sia della mia vita personale ed ho bisogno di continuare su questa strada.

Hai avuto solo otto presenze nella tua carriera in nazionale che inizia nel 2008. Non credi che ogni volta che tu venga chiamato  sia sempre come una prima volta? 

E’ vero che non ho giocato molte partite. E’ difficile dimostrare il tuo potenziale se si gioca una partita all’anno e senza un allenatore che creda fortemente in te e che abbia fede nel tuo lavoro, ma ognuno ha le sue preferenze e lo rispetto. Spero che Scolari sia un allenatore che mi stia chiamando per farmi giocare e far vedere a tutti il mio gioco. 

Pensi che il fatto che tu abbia cambiato posizione quando sei arrivato alla Lazio dal San Paolo abbia inciso nella visione che hanno avuto di te Dunga e Menezes?

Sinceramente credo di sì. Forse più dell’espulsione ricevuta contro la Francia, che non penso abbia avuto molto a che fare. Comunque per me è stato molto importante giocare in parti diverse del campo poichè mi ha permesso di migliorare, di adattarmi meglio e di segnare molti più gol. Ora alla Lazio ho chiesto di tornare nel mio ruolo più naturale, ho completato il processo e sono molto più completo di prima. In questa posizione sono più contento perchè faccio quel che ho sempre fatto.

Dopo la partita con l’Inghilterra, in cui il centrocampo verdeoro non ha brillato, il ct Scolari ha convocato sei centrocampisti. Tuttavia Paulinho e Ramires hanno abbandonato il ritiro,  con i cambiamenti in vista ci sarà molta concorrenza e responsabilità per te.

Non credo sia cambiato molto dalla partita contro gli inglesi, perchè tutti i giocatori chiamati hanno molte qualità. La cosa che mi piace molto è che Felipao (Scolari, ndr) stia andando a scegliere i vari calciatori in base ai ruoli che ricoprono con i rispettivi club. Lui sa bene che io non sono un centrocampista difensivo, che amo portare la palla fuori ed inserirmi, per questo credo che proverò a giocare proprio come faccio nella Lazio. Sono contento perchè mi ha chiamato per questa ragione, perchè conosce il mio modo di interpretare la posizione.

Pensi che il successo di centrocampisti versatili come te, Xavi, Schweinsteger e Lampard abbia segnato la fine del numero dieci tradizionale?

Il calcio sta cambiando. Un tempo il terzino era il terzino, l’ala era l’ala. Oggi ogni giocatore svolge più ruoli contemporaneamente e proprio per questo motivo alcune posizioni stanno scomparendo, come il numero dieci tradizionale.

Nel tuo club, la Lazio, state avendo dei risultati poco confortanti in campionato opposti ai più che ottimi ottenuti in Coppa Italia ed Europa League. Come mai questa incoerenza?

Penso sia solo una coincidenza. Abbiamo una squadra molto forte e presto troveremo maggior costanza anche in campionato. Dobbiamo combattere come stiamo facendo e cercare di ragionare sempre partita per partita andando più avanti possibile.

Hai chiamato tuo figlio Maximo, sapevo che ti fosse piaciuto il film Il Gladiatore, ma non credevo così tanto.

Circa otto anni fa, dopo aver visto il film, ho avuto l’idea di chiamare mio figlio Maximus in onore del personaggio. Quando sono arrivato a Roma me ne sono convinto ancora di più, ma con mia moglie abbiamo convenuto che Maximus fosse un pò troppo (ride,ndr). Ma una cosa è sicura: nonostante sia nato in Italia, è brasiliano a tutti gli effetti. In realtà lui è pernambucano al 100%.

 

Articolo precedente
Dal 25 marzo in vendita i biglietti per il derby
Prossimo articolo
Cana guida la sua Albania: “Norvegia forte, ma vogliamo fare risultato”