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Felipe Anderson: «Bellissimo essere qui. Sono un giocatore mentalmente nuovo»

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Felipe Anderson si è raccontato a cuore aperto. Il brasiliano – in una lunga intervista – ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera

Felipe Anderson si è raccontato a cuore aperto. In una lunghissima intervista – rilasciata per Lazio Style Magazine – il brasiliano ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, iniziando dall’infanzia trascorsa felicemente in Brasile fino alla Lazio. Di seguito, un estratto:

SOPRANNOME – «Dico Felipe. Il mio nome è Felipe Andersoned il cognome è Pereira Gomes. In Brasile abbiamo il doppio nome, a differenza dell’Europa dove avete solo nome e cognome».

GENITORI – «Mio padre era un netturbino, mentre mia madre si prendeva cura della nostra casa e di quella delle altre persone. Ho avuto un’infanzia felice, non mi è mai mancato nulla nonostante le difficoltà economiche. Ci siamo divertiti, eravamo cinque figli e mio padre lavorava molto per mantenere la famiglia. […] Mia madre mi scrive appena si sveglia. Ho lasciato casa quando avevo 13 anni e lei ha ancora in testa quell’immagine. Non voleva lasciarmi andare, così ci sentiamo tutti i giorni».

CAPITO DI AVERCELA FATTA – «Quando, dopo gli anni al Santos, sono arrivato in Europa alla Lazio: in quel momento ho capito di aver lavorato bene, con l’obiettivo di essere un grande calciatore».

PRIMO GIORNO DI LAZIO – «Ero molto giovane per una nuova esperienza fuori dal Brasile ma allo stesso tempo felice, perchè volevo provarla da tempo: parlavo con la Lazio da mesi, ero carico. E visto che – prima di tornare – sono rimasto cinque anni, direi che ne sia valsa la pena».

MAGLIE DEI COLLEGHI – «Conservo tante belle maglie, soprattutto dei miei amici. La più speciale è quella di Klose. poi conservo con cura anche quelle di Neymar, Rafael, e Strakosha: con Thomas l’ho scambiata lo scorso anno in vacanza, quando ero ancora al West Ham».

MAGLIA GARA – «Lazio-Sampdoria, gennaio 2015 (3-0, ndr). Quella partita fu perfetta, ancora oggi ogni tanto la rivedo come ispirazione, per cercare di mantenere quel ritmo, quella serenità che avevo quando portavo palla e sceglievo cosa fare».

AMORE PER ROMA – «Mi hanno fatto innamorare le persone. Noi brasiliano vogliamo sempre stare insieme, soprattutto nei weekend. Le prime amicizie fuori dal Brasile le ho fatte a Roma, dove ho incontrato persone simili a noi, con la stessa voglia di tenere sempre viva l’amicizia».

COMPAGNI RITROVATI – «Luiz Felipe e Milinkovic quelli che sono cresciuti di più: Sergio già nel 2018 faceva cose da fenomeno, ho visto in questi anni la sua crescita costante, ha fatto grandi cose ed ora spesso indossa anche la fascia da capitano».

NUOVO FELIPE ANDERSON – «In questi ultimi tre anni sono cresciuto molto, sotto ogni aspetto. Anche se ho giocato poco, ho avuto modo di vedere tutto quello che non stava andando bene. Mi sento più forte, sia fisicamente che mentalmente, ho imparato dalle difficoltà e sono cresciuto come persona. Se stai bene con te stesso, vai bene anche in campo: è tutta una conseguenza. Mi sento pronto perchè questa è la miglior fase della mia vita».

RUOLO – «Ogni giorno il calcio si evolve e diventa più fisico, con la tecnologia che ha assunto un ruolo importante. Più che il ruolo, bisogna essere intelligenti ed avere consapevolezza dei propri mezzi: la testa è sicuramente più importante del fisico».

SACRIFICI FATTI – «Sempre bello ripensare a tutta la strada fatta per arrivare. Anche questa estate, prima del mio ritorno alla Lazio, ho riflettuto molto su questo nuovo progetto: ritrovo una squadra che ha giocato l’ultima Champions League e che parte con ambizioni importanti in campionato. È bellissimo essere qui».