Ex Lazio, gli aneddoti a tinte biancoceleste raccontati da Parolo e Lulic
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Ex Lazio, gli aneddoti a tinte biancocelesti raccontati da Parolo e Lulic

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Ex Lazio, gli aneddoti a tinte biancocelesti raccontati da Parolo e Lulic. Ecco cosa hanno raccontato i due ex compagni di squadra

Ospite negli studi di Radiosei, a l’ex Lazio Marco Parolo è stata riservata la sorpresa di poter parlare in diretta radiofonica con il suo ex compagno Senad Lulic. Di seguito i loro interventi.

LULIC– «Marco come sta? Chiacchiera un po’ troppo. Se avesse giocato a pallone come chiacchierava… (ridono, ndr). Eravamo un gruppo straordinario, ognuno era un riferimento per l’altro, tutti correvamo per i nostri compagni. Noi scherzavamo, ci divertivamo, ma quando entravamo in campo correvamo tanto. Io di Marco ho tantissimi ricordi, dai ritiri, ai campionati, le coppe vinte. Ci divertivamo dentro e fuori dal campo, sono cose che rimangono in campo. Volevamo aprire un ristorante insieme, ma non ci siamo riusciti, diciamo così. La squadra dove gioco in Svizzera? È Over 30, Marco non esagerare! Il calcio è strano, un giocatore come Parolo ha fatto quattro gol in Serie A ».

PAROLO– «La tibia più famosa di Roma (ride, ndr). Radu e soprattutto Cataldi lo prendevano in giro dicendogli di fargli lucidare la tibia. Una volta gli dissi che se tutti correvamo per i nostri compagni in campo eravamo in dodici, ogni volta lui me lo ripete prendendomi in giro. Andavamo in un’enoteca, mangiavamo, ridevamo e bevevamo, Senad mi ha fatto conoscere molti vini raffinati. Oggi è lui è capocannoniere di una squadra Over 30 o 40 in Svizzera. Lui strappava spesso, ma poi non sapevi se crossava di destro o sinistro e per me era un incubo quando mi inserivo. Il gol in Arabia contro la Juventus? Gliela spizzo io di testa, sapevo che lui si trovava in quella zona. Lui è il primo giocatore a rompere tutti gli schemi. Faceva riflettere gli allenatori sul fatto che un terzino destro poteva giocare a sinistra. Poi a volte faceva dei cambi gioco su cui lo prendevamo in giro. A Firenze provò a farne uno e mandò la palla in calcio d’angolo per loro. Però è lo stesso che mi fa fare il quarto gol Pescara, rientra e con il destro mi mette la palla precisa ».

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