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Lazio, Eriksson: «Ecco come abbiamo vinto nel 2000»

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Sven-Göran Eriksson è stato l’allenatore che è riuscito a portare la Lazio sul tetto d’Europa. Su YouTube spiega come

Volete portare la vostra squadra del cuore a vincere sia in Italia che in Europa? Oramai su YouTube si trovano tutorial di tutti i tipi ma uno riguardo questo è ancora fuori circolazione.

Eriksson, allenatore della Lazio durante l’era Cragnotti, ha spiegato in un video di The Coaches’ Voice, come la sua squadra sia arrivata a sconfiggere i Red Devils di Beckham: «Avevamo alcuni tra i miglior giocatori al mondo. Erano tutti dei vincenti, odiavano perdere. Erano fantastici: non solo alla Lazio in Italia, ma in quanto atleti di caratura mondiale. In difesa il migliore era Nesta, giovane ma completo: era alto, forte, rapido. Oggi avrebbe giocato in qualsiasi squadra. In coppia con lui Mihajlovic che portai alla Lazio dalla Sampdoria. Giocava come esterno sinistro, però io gli dicevo sempre: ‘Sinisa, per me tu sei un difensore’. Mi rispondeva che era un’ala o una seconda punta, alla fine dopo un po’ di tempo l’ho convinto e da centrale è diventato uno dei più forti al mondo. Lui che aveva già il miglior mancino di tutti. Poi avevo tre terzini che si alternavano e potevano giocare indifferentemente a destra o sinistra: Negro, Favalli e Pancaro. Non hanno mai avuto particolare credito nella storia del calcio, eppure erano molto bravi. Sulla mediana a sinistra c’era una leggenda come Nedved: un professionista dalla grande forma fisica e intelligenza tattica che poteva fare su e giù sulla fascia tutto il giorno. Mi ha sorpreso non sia diventato un allenatore, certo anche dirigente della Juventus non è male. Era davvero un grande giocatore. Al centro avevamo Simeone, oggi tecnico dell’Atletico Madrid, l’argentino Almeyda, Sensini e Verón, che ha giocato poi con United e Chelsea. Poteva giocare anche a destra, quando arrivò alla Lazio diventammo ancora più forti di quanto già fossimo prima. Aveva tecnica e visione, un vincente. Davanti c’era Salas, cileno e grande goleador, un giocatore importante. Mancini però era il vero il cervello della squadra: poteva spaziare su tutto il fronte offensivo e anche andarsi a prendere palla davanti alla difesa. Quando si girava, gli esterni già sapevano che avrebbero solo dovuto iniziare a correre a testa bassa, poi la palla sarebbe arrivata. Non era l’unico a poter fare questa giocata, anche Mihajlovic aveva il mancino per lanciare: bastava correre e lui li trovava negli spazi. Eravamo molto bravi in fase di possesso ed eccellenti nei contropiedi perché gli altri giocatori sapevano che, se ci fosse stato spazio, avrebbero solo dovuto inserirsi dietro la linea difensiva e la palla sarebbe arrivata loro. Nedved era un maestro in questo. Allo stesso tempo gli esterni tornavano per difendere».

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