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Abete: «Riforma campionati? Non è l’unica soluzione. Sui diritti tv…»

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Giancarlo Abete, ex presidente della FIGC, ha fatto il punto sul calcio italiano ai microfoni di TMW Radio: le sue dichiarazioni

Giancarlo Abete, ex presidente della FIGC, ha fatto il punto sul calcio italiano ai microfoni di TMW Radio.

DIRITTI TV – «Che ci sia un problema sull’assegnazione dei diritti tv per il prossimo triennio è fatto evidente, e anche in passato è sempre stato così. Ci sono due problemi aggiuntivi: il fatto che il mercato televisivo abbia risentito di questa nuova modalità di fruizione del calcio, e l’emergere dell’ingresso dei fondi che costituisce un’ulteriore variabile oltre a quelle storiche. Per la vita dei club è un passaggio fondamentale, e si stanno sommando fibrillazioni. Siamo comunque al fotofinish: ancora pochi giorni per le offerte, e domani ci sarà un passaggio in assemblea importante. Confido nella capacità dei club di trovare una soluzione».

EUROPEO SENZA INTOPPI – «Sarebbe importante. Già c’è stato il trauma del passaggio da 2020 a 2021, con tanti di noi appassionati che speravano di poter festeggiare l’opportunità di un grande calcio e della presenza dell’Italia come paese ospitante. Gravina sta facendo il massimo perché l’Italia possa ospitare una parte della manifestazione. Speriamo che con i vaccini le situazioni migliorino, la pre-condizione per certi grandi eventi è questo. Poi ci sarà il Mondiale, ora si comincia con Irlanda del Nord, Bulgaria e Lituania: l’avversario principale sembra la Svizzera, sempre ostica, ma la nazionale di Mancini ha le capacità per ottenere grandi risultati».

RIFORMA DEI CAMPIONATI – «Non è l’unica soluzione: può aiutare, ma ricordiamo che quattro dei principali paesi calcistici hanno 20 squadre in Serie A, e quando si parla di riforma c’è grande attenzione sulla realtà della Lega Pro, che di squadre ne ha sessanta, ma in molti pensano al massimo campionato. Il fatto di avere venti squadre non ha impedito alle grandi squadre europee di far bene, non dobbiamo pensare a causa-effetto».

PROTOCOLLO COVID – «C’è una pronuncia del massimo organo di giustizia dello sport che ha dato una valutazione relativamente alla partita Juventus-Napoli, quella che ha determinato l’attenzione sul protocollo. Anche se ogni fattispecie è diversa dall’altra, questo ha determinato trascinamenti e situazioni che si sono ripetute, anche se va detto in un numero limitato di volte, con molte difficoltà: la bacchetta magica non ce l’ha nessuno, e nonostante alcune riflessioni che sono legittime, mi pare che nel complesso si sia retto. Non voglio dare addosso a nessuno, né fare il primo della classe».

STADI – «Gli stadi vanno fatti, spesso il dibattito ideologico ha rallentato un pragmatismo che sarebbe stato necessario. Ci sono delle situazioni che hanno determinato un problema, difficoltà ad avere una normativa che consentisse di competere con altri paesi. Si è dimostrato che gli stadi siamo in grado di farli solo dove ce n’era qualcuno già in precedenza, ma mai su siti diversi. Anche questo problema va risolto: senza stadi adeguati, la capacità competitiva non si esprime».