Cucchi: «Ogni volta che la Lazio prende una posizione si scatena una polemica forzata»

© foto www.imagephotoagency.it

Riccardo Cucchi, ex radiocronista, ha detto la sua in merito alle ultime dichiarazioni rilasciate dai tesserati biancocelesti

Lo storico radiocronista della RAI, Riccardo Cucchi, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Lazio Style Radio 89.3, per commentare le parole dei tesserati biancocelesti.

«Nell’ottica della Lazio è tutto comprensibile. Io evito di aggiungere polemiche, la lettura della pandemia è di difficile decifratura anche per chi ha le competenze come i medici dello sport. L’apertura del 4 maggio ci dirà se potrà incidere sui contagi oppure no. Nel mondo del calcio la preoccupazione aumenta vista la sua visibilità, immaginiamo se i casi dovesse riscoppiare. La difficoltà è non avere davanti una prospettiva chiara, l’incertezza genera problemi perché per rimettersi in moto ci vogliono tempo e organizzazione. In questo Paese è difficile avere buonsenso, ma ci vorrebbe. Comprendo comunque lo scoramento di Tare e Parolo per la voglia che hanno di vedere rotolare la palla. A livello politico il governo non ha deciso, non sa ancora se sia prudente o meno riprendere il campionato. In Europa ci sono esempi diversi: in Germania si ricomincerà, in Belgio e Olanda si è andati in una direzione opposta. L’ultima parola spetta ai governi, sono loro a dover dire sì o no. L’incertezza è fatale e su questa si inarcano tante riflessioni. Noi siamo legati al calcio per passione verso il suo aspetto ludico, allo stesso tempo va ricordato che siamo di fronte alla terza industria italiana. Il calcio produce lavoro ed entrate per il Fisco, un’industria che non produce entra in crisi con possibili danni a catena. Il riferimento non è ai calciatori, ci sono tantissime figure che lavorano per uno stipendio normale mettendo a rischio il loro futuro. Nel mondo dei dilettanti si rischia di fare tabula rasa, bisogna porre il problema a chi di dovere. Se è giusto far ripartire la produzione del Paese, non bisogna dimenticare che il calcio anche è un’ industria».

ALLENAMENTI E RIPRESA – Cucchi ha commentato poi nello specifico gli interventi di Parolo e Tare: «Il posto più sicuro per allenarsi senza rischi è proprio il centro sportivo, a Formello c’è una grandissima attenzione. I giocatori hanno continuato ad allenarsi a casa, ma il calcio è uno sport particolare. Servono allenamenti specifici e tempo per tornare alla condizione di disputare novanta minuti sul calcio, la pausa è più lunga di quanto succeda in estate. Più si ritarda l’inizio, più tempo ci vorrà per non rischiare infortuni e tornare alla condizione ideale. Due mesi sono davvero tanti. Tare si espresso con il cuore facendo gli interessi generali del calcio, il suo ragionamento andava oltre i colori biancocelesti. La decisione di decidere cosa fare il 18 nasconde un’incertezza su cosa fare, se farlo ripartire o meno».

PAROLE LOTITO – «Intorno alla Lazio, ogni volta che prende posizione, sembra si scateni una polemica forzata, come se volesse difendere solo i suoi interessi. I tifosi biancocelesti lo percepiscono e sono stanchi, la Lazio non è il male assoluto. Credo sia legittimo esercitare delle critiche, ma è sbagliato spingere continuamente su questo tasto. Tra l’altro non è detto che la Lazio torni ad essere quella che abbiamo lasciato, ci saranno dodici giornate molte intense e riprendere non vuol dire Scudetto della Lazio. A prevalere è l’interesse di far vivere il sistema calcio senza danneggiarlo ulteriormente. Personalmente mi piacerebbe possa riprendere il campionato, ma senza play-off o confronti secchi. Sarebbe un errore cambiare le regole in corsa, vanno tutelati i calendari. Le soluzioni sono due: o si sospende definitivamente cristallizzando la classifica o si ricomincia a giocare senza invenzioni fantasiose. In assenza di regole scritte sulla sospensione del campionato bisognerà decidere i piazzamenti per le coppe europee e le retrocessioni, le decisioni aprirebbero però a un’estate di giudizi in tribunale e anche la Uefa ne è consapevole. Siamo di fronte a una situazione d’emergenza e dovremo accettare le conseguenze, se si riprenderà non si dovrà recriminare. Nella storia l’unica interruzione fu nel 1915, un caso che la Lazio conosce bene. Anche allora non c’erano regole, quando tutto sarà chiarito andranno scritte per eventuali situazioni future di causa maggiore».