Due anni di te, due anni di NOI. Quando l’amore vale più di una scarpa d’oro: GRAZIE CIRO!

immobile
© foto @Youtube

Due anni d’amore tra i tifosi laziali e Immobile, costretto a saltare questo finale di stagione per infortunio. Questo il nostro tributo a Ciro, diventato in poco tempo molto più di un semplice calciatore

Lo ricordo ancora quel giorno caldo di luglio, un tassista chiamò in una radio dicendo d’averti avuto a bordo fino a qualche minuto prima: «Sto trattando con la Lazio, manca poco alla chiusura» – queste le tue uniche parole prima di ripartire per la Spagna. Via sull’aereo. Siviglia-Roma e poi l’inizio di una nuova storia d’amore. L’eredità di Klose da raccogliere dopo quella di Lewandoski e Bacca è la terza etichetta scomoda che pesa su una testa piena di dubbi e pensieri. In quella testa spunta  una sola certezza, si chiama Lazio.

IL RAPPORTO CON INZAGHI – Ti ha voluto uno che di gol se ne intendeva e a quanto pare se ne intende ancora: «Non voglio Enner Valencia, prendetemi Immobile!» – la confessione al ds Tare. Detto e fatto. Simone ha già la sua Lazio in mente e  tu  Ciro lo hai aiutato a realizzarla. Il resto è storia recente: gol a bizzeffe, corse sfrenate sotto la Nord, l’inizio di una nuova vita all’ombra del Colosseo. Tante gioie e pochi dolori, d’altronde in questa squadra è difficile non ridere. Solarità, sacrificio e gol ti consacrano uno dei capisaldi dello spogliatoio. Grazie a quella parola scherzosa quando bisogna ridere e a quella di incoraggiamento prima di entrare in campo, ti sei guadagnato il rispetto di tutti. Un punto di riferimento per i giovani, un simpatico amico burlone per i più vecchi. Poi c’è il rapporto con il mister, più di un amico, meno di un padre, esattamente un fratello maggiore. C’è stima, rispetto dei ruoli, condivisione di pensiero. Quell’abbraccio con il Salisburgo è rimasto e rimarrà inciso nel cuore dei laziali in eterno. Lo faremo vedere tra trent’anni ai nostri piccoli per spiegargli cos’è la Lazio. Quel gesto vuol dire sentimento, quello che ci accomuna. Quello che prima non conoscevi e ora incarni come un vero capopopolo. Quel gesto vuol dire che ora sei come noi: un malato che non vuole guarire. E poi chissà se esisterà un antidoto per curarsi… Io so la causa e non la soluzione ed è quello che ci interessa e ci rende uguali: si chiama LAZIALITÀ.

LA FINE E UN NUOVO INIZIO – Ed eccoci Cirù, l’ho presa un po’ alla larga, ma t’assicuro che non è semplice. Le lacrime tue sono state le nostre, c’è chi le ha asciugate sul proprio volto, chi ancora tenta di farlo nel proprio cuore. Quella maglia sul viso a mascherare un dolore morale più che fisico. Quella disperazione di chi era vicino a qualcosa di difficilmente ripetibile, ma dovrà arrendersi a qualcosa più grande di lui. Domenica i tuoi passi dal campo alla panchina sono stati i più lunghi della stagione. Interminabili. Quel momento in cui il risultato passa in secondo piano, perché per noi non sei solo chi capitalizza in oro il lavoro di una squadra. Tu sei quello che con un gol trasforma i grandi problemi di tutti i giorni, in minuscoli granelli di polvere da mettere momentaneamente sotto un tappeto. Tu sei quello che fa gonfiare il petto a un tifoso anche quando per la testa ha mille problemi più gravi di una semplice partita di calcio. Perché quella maglia non abbiamo mai sognato di vederla piena di coccarde e scudetti, ma abbiamo sempre preteso di vederla sudata. Poi sei arrivato tu e ci hai fatto capire che abbinare le due cose non era impossibile. Questo per dirti che non sarà una scarpa d’oro a renderti più forte di ciò che sei, tanto meno un titolo di capocannoniere che in un campionato regolare avresti già dovuto avere in tasca. Non sarà un consolazione, non allevierà il tuo dolore forse, ma tu a differenza di Salah e di Icardi, hai alle tue spalle l’amore di un popolo che ti ama. Perché tu pensi che noi ci emozioniamo solo quando ti vediamo segnare? Dovresti parlare con il mio telefono che ad ogni accesso su Instagram cerca una risata di Giorgia e Michela, sempre presenti nelle storie di Jessica, mamma divertente e moderna con al proprio fianco un marito serio e professionista nell’animo. Tu ci fai entrare nella tua famiglia e noi ti abbiamo fatto entrare nella nostra, perché questo è ciò che siamo e gli altri non potranno mai capire. La nostra storia insieme è iniziata due anni fa in quel giorno di luglio, ma è stata talmente intensa che le capriole di Klose nemmeno le ricordo più. Ora inizia il periodo più brutto, quello dove i tuoi compagni dovranno concretizzare nove mesi di lavoro e tu non potrai scendere in campo per aiutarli. Ora è dura, ma come succede in una famiglia vera e unita, affronteremo insieme i sorrisi e le lacrime, le gioie e dolori. Finché tu vorrai, noi ci saremo. Spero in eterno, perché come quella celeste nessuna maglia ti dona. E poi io Giorgia e Michela sul prato dell’Olimpico voglio vedercele ancora, voglio vederle crescere cantando l’inno della Lazio. A Pescara, Torino, Dortmund e Siviglia, hai trovato quattro squadre, qui l’amore di un popolo intero che ti spingerà fin quando lo vorrai. Non sarà una fine, ma un nuovo inizio. Sempre insieme, sperando che la nostra sarà l’ultima maglia che ti vedremo indossare. Per molti eri un semplice calciatore, per tanti sei diventato un bomber, per noi sei molto di più. Due anni d’amore ed emozioni che portano a riassumere il tutto con due semplici parole: GRAZIE CIRO!

Luca Palmieri

Articolo precedente
felipe andersonAnderson: «Questa è la mia migliore stagione, ora sono al 100%! Tifosi? Sono grato…»
Prossimo articolo
live calciomercato lazioInfortunio Immobile, Ciro ringrazia i tifosi della Lazio – FOTO