Serie A, Ascierto: «Se il trend di contagi è questo il campionato può riprendere»

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Il medico oncologo dell’Istituto Pascale è intervenuto ai microfoni di Radio Punto Nuovo per dire la sua sulla ripresa della Serie A

Paolo Ascierto, medico oncologo dell’Istituto Pascale, è intervenuto ai microfoni di Radio Punto Nuovo per parlare della ripresa del campionato. Ecco le sue parole:

«Se i giocatori vengono tamponati ogni settimana, considerando che non c’è distanziamento fisico, le possibilità di contagio sono minori. In queste condizioni si può pensare che  con numeri ancora più bassi si può riaprire il calcio a porte chiuse. Ci vuole grande organizzazione, se è fattibile o meno dipende da come si metterà il virus, ma da qui si può ripartire. Se i calciatori non vengono messi in sicurezza e con loro tutti gli operatori, non ci sono le condizioni. Operaio più a rischio di un calciatore? La fase 2 è di conoscenza, ovvero sapere chi è infetto o non è fondamentale. L’impreparazione è dovuta al fatto che alcuni di questi strumenti sono mancati per diverso tempo e questo ci deve far riflettere, non è possibile che le mascherine vengano prodotte solo in Cina. Anche per una questione di stimoli, c’è bisogno di produrle in Italia, ma c’è proprio un problema di strumenti che mancano. Al di là dell’epidemia che è da noi, c’è una pandemia per tutto il mondo. Ciò che ha dimostrato la Corea ed addirittura in Veneto, sono stati fatti i tamponi a tutti, ha funzionato e si è avuta una riduzione dell’infezione subito. Ci arriveremo, ci si sta organizzando per fare più tamponi possibili con nuove tecniche».

«Riprendere la Serie A? Per poter avere un quadro completo bisogna far fede ai numeri in un determinato momento. E’ impossibile fare previsioni per settembre, è come giocare numeri a lotto. E’ un virus apparso a metà dicembre di cui si conosce molto poco. Detto ciò, è ovvio che se andiamo verso una riduzione importante dei contagi e quindi una diffusione limitata del virus, fermo restando che bisogna far attenzione, possiamo immaginare di riprendere a giugno. E’ chiaro che se per metà maggio c’è un ritorno dei contagi, allora non è saggio. Quello che facciamo noi come operatori sanitari è fare tamponi, controlli sierologici, uno dei focolai più importanti sono stati gli ospedali perché inizialmente medici ed operatori non venivano controllati e divenivano loro stessi sorgenti di infezione. Se c’è un positivo, viene immediatamente isolato, così accade nel calcio. Qualora dovesse accadere, bisognerebbe fare uno screening di tutti coloro sono stati a contatto con quel calciatore, ma questo è quello con cui dobbiamo convivere».

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