
Inchiesta Lazio, il Tribunale del Riesame di Roma conferma il sequestro dei dispositivi elettronici di tre indagati. Al centro delle verifiche le presunte pressioni
Nuovi sviluppi nell’inchiesta Lazio relativa alle presunte manovre finalizzate a spingere il presidente Claudio Lotito a cedere la società biancoceleste. Come riportato da Calcio e Finanza, il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato il sequestro dei dispositivi elettronici nei confronti di tre persone coinvolte nell’indagine: Mario Masi, presidente della Banca del Fucino, Francesco Maiolini, amministratore delegato dello stesso istituto, e Luigi Bisignani.
Una decisione che rappresenta un nuovo passaggio nell’attività investigativa, concentrata sull’ipotesi di un sistema di pressioni esterne e diffusione di informazioni false che avrebbe potuto incidere sulla stabilità della società capitolina e sul valore delle sue azioni.
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Confermati i sequestri: cosa ha deciso il Tribunale del Riesame
I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno confermato il provvedimento riguardante i dispositivi elettronici dei tre indagati. Il materiale era già stato sequestrato durante le perquisizioni effettuate lo scorso 15 settembre dai carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, nell’ambito delle attività coordinate dai pubblici ministeri dell’antimafia capitolina.
L’obiettivo degli investigatori è approfondire i presunti comportamenti che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati finalizzati a «provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a».
La conferma del sequestro consente di mantenere il materiale nella disponibilità degli inquirenti per gli accertamenti previsti. Il provvedimento, tuttavia, non costituisce un accertamento di responsabilità nei confronti delle persone coinvolte, per le quali resta valida la presunzione di innocenza.
Le dichiarazioni di Lotito ai magistrati e il presunto piano per la cessione
Un altro elemento importante dell’inchiesta Lazio riguarda le dichiarazioni rese dal presidente Claudio Lotito agli inquirenti. Nei giorni scorsi erano emersi alcuni passaggi delle dichiarazioni del patron biancoceleste, nei quali veniva ricostruito quello che, secondo la sua versione, sarebbe stato un tentativo di destabilizzazione della Lazio.
L’ipotesi descritta dal presidente riguarda una possibile strategia volta a creare condizioni sfavorevoli per la società, con conseguenze sul mercato azionario e sulla valutazione economica del club. In questo scenario, un eventuale deprezzamento delle azioni avrebbe potuto rendere più agevole un’operazione di acquisizione, favorendo una possibile cessione della Lazio a condizioni economiche meno vantaggiose per l’attuale proprietà.
Inchiesta Lazio, cosa succede adesso e perché il valore delle azioni è al centro delle indagini
Il punto centrale dell’inchiesta Lazio rimane dunque il possibile collegamento tra la diffusione di notizie ritenute false, le presunte pressioni nei confronti di Claudio Lotito e un’eventuale alterazione del prezzo delle azioni della società. Gli investigatori sono chiamati a verificare se i comportamenti contestati abbiano effettivamente avuto le finalità ipotizzate dall’accusa e quale ruolo abbiano eventualmente ricoperto i soggetti coinvolti.
La conferma del sequestro dei dispositivi di Luigi Bisignani, Mario Masi e Francesco Maiolini rappresenta quindi un passaggio procedurale significativo, ma non permette ancora di stabilire quale sarà l’esito dell’indagine.
Per la Lazio e per il presidente Lotito resta aperta una vicenda giudiziaria particolarmente delicata, che coinvolge non soltanto il tema della proprietà del club, ma anche quello della tutela della società rispetto a eventuali tentativi illeciti di condizionarne il valore economico. Saranno i successivi sviluppi dell’inchiesta a chiarire se le ipotesi formulate dagli inquirenti troveranno riscontro negli elementi raccolti.