Un film già visto: Rizzoli, una rosa ridotta all’osso e troppa arroganza…

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Ancora un 3-0 dopo quello di Siena. Un sapore diverso si, ma la delusione è tanta. Contro il Milan, non solo l’ennesima prova incolore degli uomini di Petkovic, ma anche le decisioni di Rizzoli hanno inciso sul risultato finale. E’ inutile girarci intorno: Candreva non andava espulso e la Lazio è stata sicuramente penalizzata. Però attribuire tutte le colpe al direttore di gara non sarebbe giusto e come ha dichiarato nella conferenza stampa pre-partita mister Petkovic “non bisogna cercare alibi”. Contro il Milan si è vista ancora una Lazio, che a differenza dei mesi scorsi, non riesce più ad imporre il proprio gioco. Le cause? Tante. Infortuni, una condizione fisica sempre più precaria e le solite scelte sbagliate che rischiano di condannare la squadra per il terzo anno consecutivo. Anche nelle dichiarazioni post-partita si cerca di spostare tutte le attenzioni sul direttore di gara. Ma forse qualcuno dimentica che questa squadra nelle ultime otto partite ha racimolato appena 8 punti su 24 disponibili. Una media da zona retrocessione. Addirittura l’ultima vittoria in trasferta risale allo scorso 22 dicembre (1-0 contro la Sampdoria). E con questi numeri la Champions resta un miraggio. E’ inutile cercare di nascondersi dietro ad un velo. Ancora una volta la sfortuna e molte scelte sbagliate possono condannare la Lazio. Si parte dagli infortuni: prima Klose, poi Mauri e infine Konko. Tre assenze che nelle ultime partite si sono sentite e come. Le riserve non sono all’altezza dei titolari ed è inutile ripeterlo all’infinito. E per fortuna che c’è Floccari, altrimenti il bilancio sarebbe ancora più negativo. Poi se ci aggiungiamo un mercato di riparazione quasi nullo i conti tornano. Tutte le dirette concorrenti a gennaio si sono rinforzate (vedi il Milan). Contro i rossoneri forse con un Cavanda in più e con un Pereirinha in meno qualcosa poteva cambiare. “Se adesso Cavanda è diventato indispensabile stiamo messi male”, almeno così la pensano dalle parti di Formello. Certo Cavanda non è un fenomeno e Pereirinha non è una “pippa”, ma forse qualcosa va rivisto. Ancora una volta l’arroganza e l’orgoglio potrebbero compromettere un’intera stagione. E negare l’evidenza non porta da nessuna parte. Per il bene della Lazio bisogna fare un passo indietro prima che sia troppo tardi. Certo, mancano tante partite alla fine e il terzo posto non è lontano (come ogni anno), la squadra è ancora in corsa in Europa League e a maggio c’è una finale di Coppa Italia. Il problema che non si vive solo di sogni e propaganda, fallire ancora una volta un traguardo prestigioso come le Champions sarebbe un vero e proprio fallimento per tutti. Oggi Rizzoli e domani?

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