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Stirpe e l’esonero di Nesta: «Non era lui il problema del Frosinone, ma…»

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Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, ha parlato dell’esonero di Alessandro Nesta. Le sue parole sull’ormai ex tecnico dei ciociari

Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, ha parlato in conferenza stampa dopo l’esonero di Alessandro Nesta. Le sue parole.

NESTA – «Nel Frosinone ci mettiamo testa, cuore e portafogli, non come tanti che ci mettono solo la lingua per far polemiche inutili, e ho ritenuto ci fosse bisogno di una scossa: una scelta per me molto sofferta, ma la squadra e l’ambiente ora non devono più avere nessun tipo di alibi. Quando difendevamo Nesta lo facevamo a ragion veduta, sulla base di numeri e situazioni, purtroppo il mister non ha mai potuto applicare dall’inizio il suo sistema di gioco perché evidentemente non c’era la disponibilità dei giocatori ad attuarlo, oppure, mettiamola così, per caratteristiche tecniche di taluni c’era un’inadeguatezza nel poter replicare certi schemi o meccanismi di funzionamento. Nesta è partito male, ha dovuto gestire tutte le tossine di una retrocessione dalla A alla B, con tutto questo che la cosa si porta dietro… Gente che vuole andare via ma non la cerca nessuno, che non si rende conto che devono essere salvaguardati certi rapporti, che non ha neppure la sensibilità di capire che dietro c’è chi ti paga per fare questo mestiere. L’equilibrio poi è stato trovato fino all’inizio del lockdown, parlo ancora dello scorso anno, ma lo stop non è stato poi metabolizzato bene dal Frosinone, né allora né ora: questo significa che abbiamo scarsa personalità. In queste situazioni prevale chi ha una forza mentale importante. A me è dispiaciuto esonerare Nesta, non ritengo sia il problema del Frosinone, ma allo stesso tempo ho ritenuto opportuno non dare più alibi a nessuno, neppure all’ambiente che da tempo chiedeva la testa dell’allenatore, ma che ora deve valutare gli accadimento per come ora li ho raccontati. Nesta ha colpe, ma la maggior parte di responsabilità di quello che è successo ce l’hanno coloro che stanno qui ma non danno il massimo e coloro sono andati via, sia per la loro volontà sia per i loro comportamenti maleducati e insopportabili: chi non c’è ha sempre torto, chi rimane e ci mette cuore, testa e portafogli meriterebbe più rispetto».

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