Spadafora: «Il mondo del calcio deve abituarsi a ripensare se stesso»

© foto Db Milano 24/10/2019 - presentazione Giro d'Italia 2020 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Vincenzo Spadafora

Le parole del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora durante il Social Football Summit 2020

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha parlato del mondo del calcio nel corso del Social Football Summit 2020. Ecco le sue parole.

TECNOLOGIE – «La Regione Lazio sta facendo un lavoro straordinario a supporto delle società. Noi, a causa di una crisi sanitaria imponente, ci siamo ritrovati proiettati nel futuro. Vogliamo investire tantissimo nelle nuove tecnologie, come accade nelle altre parti del mondo. Confermo il Recovery Fund: le schede e i progetti che ho presentato al Ministero delle Politiche Europee e al Ministro dell’Economia, sono richieste di fondi che hanno nell’evoluzione tecnologica applicata allo sport il loro perno fondamentale. Ora siamo positivamente costretti a utilizzare tutte queste tecnologie. Dobbiamo arrivare alla fase post pandemia “vivi”: il settore sta soffrendo tantissimo. Tanti sono stati gli investimenti, stiamo facendo il possibile anche dove non c’erano le possibilità. Mi auguro che le forze politiche che sostengono il governo vogliano portare avanti questo progetto». 

CALCIO – «La crisi sanitaria ha messo in evidenza tutte le lacune strutturali del sistema dello sport. Nelle schede del Recovery Fund abbiamo chiesto oltre un miliardo di euro. Stiamo cercando di aiutare al meglio il settore per poter sopravvivere. Il mondo del calcio deve abituarsi a ripensare se stesso. Bisogna essere all’altezza delle nuove sfide. Non ci devono essere personalismi, pensando a cosa poter prendere dalla gestione degli altri paesi. Tante sono state le innovazioni inserite fino ad ora, ma bisogna cercare di fare di più. Non bisogna avere paura di portare l’innovazione».

DECISIONI – «Chi ha una responsabilità a capo di un’istituzione viene strattonato da una parte e dall’altra. Nessuno sapeva come affrontare e gestire l’epidemia. Nessuno vorrebbe stare al mio posto. Bisogna venir fuori dalla visione personalistica delle esigenze. Il mondo del calcio deve pensare a un disegno più ampio. La rabbia dettata da questa emergenza non permette di ragionare con lucidità. La sfida più complessa è stata quella di ascoltare tutti, ma alla fine di prendere una decisione ponderata».

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