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Mihajlovic racconta: «Non tornare in panchina mi avrebbe fatto peggio»

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Nella presentazione del progetto dell’AIL Bologna a sostegno della lotta contro la Leucemia, Mihajlovic ha raccontato la sua malattia

Oggi ricorre la Giornata Nazionale per la lotta contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma e, in occasione di questa giornata, l’AIL Bologna ha dato vita al progetto ‘Con Sinisa per la ricerca‘, in collaborazione con il tecnico rossoblù Mihajlovic.

L’allenatore è intervenuto durante la conferenza stampa: «Sono felice di essere l’uomo immagine dell’AIL. E’ un riconoscimento importante che riempie il mio cuore di gioia. Ringrazio tutti i medici, gli infermieri e coloro che mi hanno sostenuto. Inoltre un grazie speciale al dottor Tura e il Dottor Cavo. Quando i dottori mi comunicarono la mia malattia non sapevo molto, gli chiesi se avessi potuto ancora vivere. Loro mi risposero di sì. Grazie alla ricerca che è stata fatta in questi anni e che ha reso curabili malattie che prima non lo erano. La testa è fondamentale in questa lotta. Ricordo quando volevo tornare in panchina. A decidere era il dottor Cavo. Inizialmente forse non era il caso, ma lui sapeva che non andare per me avrebbe significato stare peggio. Ha avuto una comprensione infinita nei miei riguardi. La ricerca è fondamentale così come lo è donare. Non c’è nessuna soddisfazione più grande che donare il midollo per salvare una vita umana.  E’ un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma è un grande dono per chi lo riceve».

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